“Una procedura, quella seguita dalla Regione, a dir poco anomala, in barba al territorio ed alla trasparenza, indirizzata alla spartizione politica delle poltrone di gestione dei parchi“.
Così il circolo Val Lemme di Legambiente commenta il comportamento della Regione sulla nomina, ormai imminente, del futuro presidente delle Aree protette dell’Appennino Piemontese. L’imposizione di Paolo Caviglia, uomo della Lega, con l’avallo di 8 amministratori locali (5 a favore e 3 astenuti), continua far discutere.
“Il Circolo Legambiente Val Lemme – dicono dalla sede di Voltaggio – ha apprezzato la decisione dei sindaci a favore della candidatura alla guida delle Aree protette dell’Appennino Piemontese di Gianni Repetto, già presidente del Parco Capanne di Marcarolo per dieci anni, con risultati più che positivi. Eravamo fiduciosi di un esito positivo, dopo il voto unanime dei sindaci il 16 giugno, come attestato dal verbale della seduta della Comunità delle Aree protette. Tutti gli amministratori presenti avevano apprezzato l’esposizione del suo programma per il futuro dell’ente, ormai da troppo tempo amministrato in maniera insoddisfacente e senza prospettive future, come testimoniato dalla sciagura del lago della Lavagnina e dalla gestione fallimentare del Parco regionale dell’Alta Val Borbera“. Dal circolo si dicono “esterrefatti” sul cambio di opinione di “buona parte dei sindaci che si erano espressi, più che formalmente, a favore di Gianni Repetto”, cambiando avviso e cedendo “all’aut aut della Regione per un candidato politico vicino alla Lega. Peraltro, come emerge dal verbale del 16 ottobre della seduta della Comunità delle Aree protette, nessuno di quanti l’hanno votato è a conoscenza del curriculum né delle proposte del nuovo eletto per il futuro delle Aree Protette“.
“La Regione – dicono ancora dal circolo – pur di ottenere questo risultato non ha, infatti, reso noti i nomi dei candidati, poi impedendo di rendere pubblico il curriculum del suo candidato. Sono rimasti coerenti solo i cinque Sindaci dei Comuni di: Bosio, Voltaggio, Casaleggio Boiro, Tagliolo Monferrato e Carrega Ligure. La procedura seguita dalla Regione è stata dir poco anomala, in barba al territorio ed alla trasparenza, indirizzata con evidenza unicamente alla spartizione politica delle poltrone di gestione dei parchi”.








