Paolo Caviglia

Di fronte alla Regione che caldeggia un nome di suo gradimento, cinque amministratori locali si adeguano e tre si astengono, così le Aree protette dell’Appennino Piemontese saranno guidate da un esponente della Lega. Ieri, 16 ottobre, sindaci e presidenti delle Unioni montane, oltre alla Provincia, dovevano indicare alla Regione un nome per la presidenza delle Aree protette dell’Appennino Piemontese. Un iter lungo quasi un anno a causa proprio della Regione, che ha tentato in tutti i modi di impedire la nomina di Gianni Repetto, indicato all’unanimità il 16 giugno scorso, prima paventando la presenza di candidati mai resi noti, poi cavillando per riaprire i termini del bando. Alla fine, il centrodestra regionale c’è riuscito grazie a una parte dei rappresentanti del territorio. Gli assessori regionali hanno ufficialmente presentato Paolo Caviglia, esponente della Lega, come candidato ufficiale insieme a Gianni Repetto e a Danilo Repetto, presidente uscente e attualmente commissario. Hanno lasciato intendere che Caviglia era il loro candidato e in quattro lo hanno sostenuto, cambiando idea: i sindaci di Mongiardino Ligure e Lerma e i rappresentanti delle Unioni montane Terre Alte e Valli Borbera e Spinti. Favorevole anche la Provincia. Astenuti i sindaci di Mornese, Gavi e il presidente dell’Unione Dal Tobbio al Colma. Coerenti con la posizione precedente i primi cittadini di Casaleggio Boiro, Tagliolo Monferrato, Carrega Ligure, Bosio e Voltaggio. Senza l’unanimità, ora la Regione avrà un mese per nominare ufficialmente Caviglia alla presidenza. Il suo curriculum, previsto dal bando, non è stato reso noto, fanno notare alcuni sindaci.

La sede di Bosio delle Aree protette

Il consigliere provinciale Roberto Scifò (Pd) dice: “Una situazione che lascia l’amaro in bocca a chi crede ancora nel rispetto dei territori. La Regione ha scelto di forzare la mano, portando ai sindaci il nome dell’avvocato Paolo Caviglia, esponente locale della Lega e attuale amministratore unico di 5 Valli Servizi. Com’è possibile che un dirigente di partito, già impegnato in un ruolo delicato come quello di amministratore unico di una società in difficoltà gestionali ed economiche, possa accettare un ulteriore incarico di questa portata? Chi si candida a guidare un ente come il Parco dell’Appennino Piemontese dovrebbe rappresentare tutti i Comuni e le comunità montane, non un colore politico. A tutto questo – dice ancora Scifò – si aggiunge il comportamento della Provincia, che ha votato seguendo solo le direttive politiche della maggioranza regionale. Rilevanti le astensioni del presidente dell’Unione Montana Dal Tobbio al Colma e dei sindaci di Gavi e Mornese, che in un momento tanto delicato hanno scelto di non prendere posizione. Un atteggiamento che conferma la trasformazione della Provincia voluta dalla Destra locale: da quella che si definisce la Casa dei Comuni a quella che, nei fatti, è ormai divenuta la Casa del Partito”.

Gianni Repetto commenta il comportamento di una parte degli amministratori locali citando Oriana Fallaci: “Dio, quanto mi fanno schifo i voltagabbana! Quanto li odio, quanto li disprezzo! I voltagabbana in Italia sono sempre esistiti in abbondanza: d’accordo. Per rendersene conto basta ricordare come si comportarono i sindaci toscani ai tempi degli Asburgo-Lorena. Come saltavano dal Granduca a Napoleone e da Napoleone al Granduca. Però mai quella sconcezza ha raggiunto le vette disgustose di oggi. E la cosa più tremenda sai qual è? È che, essendovi abituati, gli italiani non se ne scandalizzano affatto. Anzi, si meravigliano se uno resta fedele alle sue idee” (“La rabbia e l’orgoglio”, Rizzoli, Milano 2004).