Non manca molto al transito della talpa meccanica del Terzo valico sotto i centri commerciali di Serravalle Scrivia. La prima delle cosiddette Tbm partita dal cantiere del Basso Pieve e si dirige a sud per completare il secondo tunnel più importante di tutta la nuova linea ferroviaria, dopo quello da 27,5 chilometri tra Arquata Scrivia e la Liguria, sotto l’Appennino. Il tunnel Serravalle, lungo 7 km, passerà sotto l’area commerciale, precisamente il Retail Park, poi nella collina alle spalle del paese per poi finire a Libarna, nell’altro cantiere del Terzo valico dove è stato realizzato l’imbocco sud. Il tunnel sarà a 15 metri di profondità, quindi, in teoria, non dovrebbero esserci problemi per gli edifici costruiti sopra la linea ferroviaria ma il Comune, in base agli accordi con Rfi e e la società Novipraga, durante lo scavo dovrà monitorare gli edifici commerciali frequentati da migliaia di persone. I documenti sottoscritti prevedono infatti che, nel caso in cui vengano rilevati cedimenti o fessurazioni di una certa importanza, “il Comune di Serravalle Scrivia adotterà i provvedimenti amministrativi tecnicamente giustificati e necessari a salvaguardia della pubblica e privata incolumità i quali avranno effetto fino all’accertamento che le criticità che tali provvedimenti abbiano giustificato siano venute meno, senza incidere sull’esecuzione dei lavori di scavo dell’opera ferroviaria”.

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La talpa del cantiere basso Pieve a Novi Ligure

In parole povere, l’ente si è impegnato a emanare un’eventuale ordinanza di chiusura al pubblico della parte dell’area commerciale interessata dalle possibili conseguenze dello scavo. Non solo: il Comune dovrà “costantemente monitorare la situazione e dovrà intervenire provvedendo coerentemente all’evolvere della situazione e a revocare o modificare i provvedimenti assunti ove gli accertamenti compiuti lo consentissero”. Tutto questo perché nel 2007 il Comune autorizzò la costruzione del primo lotto del Retail park senza interpellare Rfi, committente del Terzo valico, nonostante il passaggio della linea fosse comunque indicato nel piano regolatore generale. A Rfi spettava, come per qualsiasi costruzione prevista vicino a una ferrovia, esprimere un parere di compatibilità tecnica sugli edifici commerciali. Un pasticcio risolto dopo vari contenziosi legali tra Rfi, il Comune e Novipraga. Quest’ultima, in caso di danni agli edifici, non potrà chiederà alcun indennizzo a Rfi o al Cociv, né se il Comune emanerà un’ordinanza di chiusura. La società ha dovuto anche prestare una fidejussione di ben 2 milioni di euro, a garanzia di possibili ritardi nella costruzione del tunnel.

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