La provincia di Alessandria è la seconda in Piemonte per soldi giocati alle slot machine e non solo. Lo sostiene il dossier Azzardomafie, realizzato da Libera, “una fotografia con numeri, storie e affari del Paese tra gioco legale e gioco criminale”.
Un quadro tragico, quello delineato dall’associazione fondata da don Luigi Ciotti: “In Piemonte nel 2024 si è giocato più di 9 miliardi e 501 milioni (4 miliardi e 250 milioni di giocato fisico e 5 miliardi e 251 milioni di giocato telematico). In media in Piemonte si spende 2.232 euro all’anno per abitante, bambini compresi (va ricordato che l’azzardo è vietato fino ai 18 anni)“. Persone e famiglie rovinate dal gioco d’azzardo legale, tra slot machine, gratta & vinci e altro. “Torino – aggiunge Libera – è il capoluogo di provincia dove si gioca di più con 2.172.000.000 di euro, segue Alessandria con 278.213.330 euro, Novara con 253.654.657 euro e Asti con 224.062.266 euro. Ad Azzardomafie i clan fanno il loro gioco. Sale Bingo, scommesse clandestine, videopoker, slot machine. Il mondo del gioco d’azzardo non attira solo l’interesse della criminalità organizzata: è un vero e proprio affare. Una delle voci più remunerative del bilancio mafioso”.
Secondo il dossier, si è di fronte a “una “grande roulette” dove si ricicla denaro derivante da altri traffici; si impongono beni e servizi (per esempio le slot machine) agli esercenti dei locali; si estorce denaro ai giocatori fortunati o lo si presta a usura a quelli sfortunati; si truffa lo Stato manomettendo gli apparecchi di gioco o semplicemente si investe con società formalmente legali“.
Il Piemonte con la Liguria, recita “Azzardomafie”, detiene la “maglia nera” per il Nord Italia con 9 clan censiti che hanno operato in attività di business sia illegali che legali. Al “tavolo verde” giocano e vincono i soliti “noti”: dai Crea a Pelle, dai Lo Piccolo ai Bonavota.
Del resto con l’azzardo si guadagna tanto e si rischia poco. La conferma arriva dai dati forniti dal Generale della Guardia di Finanza, Nicola Altiero, vicedirettore operativo della Dia: “Un euro investito dalle mafie nel narcotraffico produce profitti per 6-7 euro, uno investito nell’azzardo 8-9, con molti meno rischi”. Complessivamente, al 2024, secondo i dati dell’Agenzia Nazionale dei beni sequestrati e confiscati, tra le 125 aziende confiscate alle mafie appartenenti al settore “Attività artistiche, sportive, di intrattenimento e divertimento”, più della metà – 70 – riguardano sale gioco e scommesse. In Piemonte sono due le sale gioco e scommesse confiscate.

“Il dossier – commenta Luigi Ciotti, presidente nazionale di Libera- ci restituisce l’immagine di un Paese in bilico: da un lato, la voglia di riscatto sociale e di un benessere per molti irraggiungibile; dall’altro, un meccanismo che, legale o illegale che sia, continua a speculare sulla vita delle persone. Si dimentica che dietro ogni slot, dietro ogni casella argentata del gratta-e-vinci o piattaforma online, ci sono esseri umani in difficoltà. Ci sono adolescenti che scommettono di nascosto, anziani che si giocano la pensione, famiglie che si sfaldano nel silenzio. Dobbiamo smascherare l’inganno. Perché in fondo il gioco d’azzardo — qualunque forma assuma — rischia di essere sempre e comunque un grande imbroglio ai danni dei cittadini. La politica parla di regolamentazione, ma troppo spesso resta prigioniera della logica del profitto“.
L’analisi delle normative regionali.
Negli anni il quadro normativo nazionale sul gioco d’azzardo si è mostrato frammentato e
confuso. Per rispondere a queste carenze e per mettere in campo strumenti concreti di contrasto e prevenzione, a partire dal 2012 le Regioni hanno deciso di intervenire con proprie leggi.
L’obiettivo principale è stato quello di tutelare le persone più vulnerabili, limitare le occasioni di gioco, rispondere a bisogni sanitari e di ordine pubblico.
Queste normative regionali, sostiene Libera, rappresentano un passo avanti, con risultati, come vedremo, differenti: introducono regole più restrittive, promuovono buone pratiche e cercano di mettere al centro la salute pubblica. Tuttavia, l’assenza di una regia nazionale unitaria ha portato alla creazione di un mosaico di norme diverse da territorio a territorio, con misure e criteri applicativi non sempre omogenei.
Abbiamo analizzato le leggi regionali in vigore a luglio 2025, esaminando per ciascuna Regione una serie di elementi chiave. A ogni voce abbiamo assegnato una valutazione sulla base della sua efficacia nel contrastare il gioco d’azzardo patologico e a ciascun elemento abbiamo attribuito un giudizio sintetico per rendere facilmente comprensibile il livello di efficacia della misura adottata:
● Verde: misura efficace, da sostenere e rafforzare.
● Giallo: misura parzialmente efficace, migliorabile.
● Rosso: misura insufficiente o assente.
La legge regionale numero 19 del 2021 colloca il Piemonte al penultimo posto tra le regioni italiane per la regolamentazione del gioco d’azzardo. La normativa regionale ha ottenuto quattro “semafori verdi” nell’analisi fatta da Libera, grazie a misure significative come: distanziometro di 500 metri; istituzione di un osservatorio di monitoraggio; per la prevenzione e il contrasto; la previsione di fondi e di un piano integrato. Nonostante queste misure, la normativa presenta molte lacune che Libera ritiene rilevanti. In particolare: aumentare l’elenco dei luoghi sensibili; la necessità di estendere la validità delle norme anche alle vecchie licenze; l’introduzione di orari di spegnimento obbligatori più ampi, soprattutto nelle fasce diurne; la predisposizione di un supporto legale per i Comuni chiamati a rispondere in sede giudiziaria alle contestazioni di società o gestori contrari a regolamentazioni più stringenti; incentivi e fondi per i locali che scelgono di non avere apparecchi da gioco.
Davanti a questo scenario, la risposta dello Stato continua a essere deficitaria. “Si continua ad ampliare l’offerta di giochi e a ridurre gli strumenti di prevenzione e cura,
generando un ulteriore squilibrio che, di fatto, favorisce le mafie. Per stabilire un nuovo equilibrio serve un intervento articolato che consenta di:
• mantenere uno spazio di autonomia degli Enti locali, per regolamentare in modo più restrittivo l’azzardo, sulla base di esigenze ed emergenze territoriali;
• impedire realmente ogni tipo di pubblicità del gioco d’azzardo;
• evitare la compartecipazione alle Regioni e agli Enti locali del 5% del gettito delle slot e delle videolottery;
• ricostituire l’Osservatorio per il contrasto alla diffusione del gioco d’azzardo e al fenomeno della dipendenza grave presso il Ministero della Salute;
• non aumentare l’offerta di giochi da parte dello Stato, neanche giustificandola con il bisogno di raccogliere fondi per emergenze o calamità naturali;
• aumentare la rete di controlli tra concessionari, gestori, produttori ed esercenti;
• non prorogare le concessioni e rimetterle, seppur con estremo ritardo, nuovamente a bando”.









