Terzo valico: il governo non ferma i cantieri, le aziende invece sì.

Altre imprese hanno chiesto la cassa integrazione a causa della pandemia, il Cociv le ha diffidate. Ci sono abbastanza ispettori per verificare il rispetto delle norme anti coronavirus?

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Il cantiere Basso Pieve a Novi Ligure

Il governo, con il nuovo provvedimento anti coronavirus, non ha fermato le attività produttive. L’attività nei cantieri del Terzo valico può quindi andare avanti, pur rispettando le norme emanate per contrastare la pandemia. Lo scontro tra aziende che hanno vinto gli appalti e il consorzio Cociv in questi giorni è duro. Da una parte, già quattro imprese hanno chiesto la cassa integrazione: sono Pizzarotti e Collini per conto del consorzio Cgt, che opera a Castagnola (Fraconalto) e Cravasco (Campomorone, Genova), cantieri già fermati; Polistrade, di Firenze, che ha sospeso l’attività a Moriassi (Arquata) da una settimana e che lavora anche nella ex cava Cementir di Voltaggio; la Maccaferri di Bologna, che lavora nella Tre Colli di Carrosio per produrre i conci per la galleria di Radimero. La sospensione dell’attività è motivata dalle difficoltà nell’applicare le norme anti coronavirus sia dall’assenza di centinaia di lavoratori (considerando anche i cantieri liguri) che la scorsa settimana sono partiti in fretta furia verso il Meridione: temevano di non poter rivedere per chissà quanto tempo le loro famiglie e sono rimasti bloccati a casa poiché sono messi tutti in quarantena. C’è poi un ulteriore problema legato sempre alla pandemia: molte aziende fornitrici dei cantieri hanno fermato anch’esse l’attività.

Il tunnel a Moriassi

L’operatività è al minimo anche in altri cantieri, come il Basso Pieve, a Novi Ligure: la cassa integrazione per ora non è stata chiesta dalla Seli Overseas, per altro controllata da Impregilo, socio di maggioranza del Cociv, che nei giorni scorsi ha diffidato le aziende che hanno sospeso l’attività ribadendo che il decreto dell’11 marzo sul contrasto al coronavirus non prevedeva la chiusura dei cantieri. Rfi committente del Terzo valico, si dice “consapevole che il proseguimento delle attività non può in alcun modo prescindere dalle esigenze di tutela della salute e sicurezza dei lavoratori”. Il punto sta proprio qui: se anche gli operai tornano nei cantieri dal Sud, i controlli per verificare il corretto rispetto delle norme sanitarie sarà effettivo? Lo Spresal e, in parte, l’Ispettorato del lavoro, hanno forze sufficienti a controllare tutti i cantieri? Proprio ieri, l’ex procuratore di Torino, Raffaele Guariniello, in un’intervista al Corriere della sera, ha detto: “Gli ispettori devono controllare che nei luoghi di lavoro si prendano le dovute precauzioni. Altrimenti le imprese diventano un fattore di rischio. Dobbiamo eliminare le carenze che ci sono tra gli organi di vigilanza. Penso alle Asl: il personale sanitario sta dando una grande prova sul fronte della cura, altrettanto deve fare il personale ispettivo sulla prevenzione”.