Addio a Giacinto Smacchia ultimo dei “puri” comunisti

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Da un anno si sapeva delle sue condizioni di salute divenute molto precarie, ma la sua forte fibra di combattente indomito lasciava sperare in una favorevole risoluzione.

Giacinto Smacchia è morto oggi, in maniera quasi repentina e in silenzio. Si potrebbe dire con l’umiltà dei grandi personaggi che dietro le quinte hanno saputo sempre dare un forte impulso ai “capitani”. Ma sarebbe ingiusto ricordare Smacchia come la figura di un semplice gregario. Benché avesse puntualmente lavorato per i candidati sindaci in particolare e per il partito in senso più generale, dal Pci in avanti verso tutte le evoluzioni post comuniste.

Era considerato l’anima portante di tutte le feste dell’Unità da quasi 50 anni, questo è certo. Da militante a dirigente del partito, è stato consigliere comunale, assessore, presidente del Cosnorzio dei Servizi alla persona e anche consigliere provinciale. Senza contare le numerose cariche interne di partito. Questo a conferma delle sue capacità coordinative e di spessore politico ma anche di accesa passione.

Anche gli avversari politici lo ricordano sottolineando la sua lealtà. Con Giacinto Smacchia, scomparso a 67 anni appena compiuti, se ne va quindi un altro pezzo di storia di Novi, quella legata al vero modo di fare politica, con serietà e senza ambizioni personali.

Lascia la moglie Piera e i figli Dino e Valerio. Martedì 4 febbraio alle 10,30 nella chiesa parrocchiale della Pieve saranno celebrati i funerali. Domani, lunedì, alle 19 nella stessa chiesa sarà officiato il rosario.