Nicoletta Albano con Rita Semino

La sentenza del processo Albano non sarà domani, 7 maggio: nell’udienza in programma nel pomeriggio parleranno i difensori dell’ex sindaco di Gavi, a processo per concussione, peculato e falso, e di Giovanna Sutera, segretario comunale per dieci anni dal 2010 al 2020. La sentenza verrà resa nota in un’udienza che sarà fissata a breve. Per Albano il pubblico ministero Francesco Bruzzone ha chiesto una condanna a 6 anni e 8 mesi, stessa richiesta da parte dell’avvocato Piero Monti, legale del Comune, costituito parte civile contro tutti gli imputati, fra cui il capo dell’ufficio tecnico Pierpaolo Bagnasco e l’ex consigliere comunale Eugenio Rabbia.

Proprio l’avvocato Monti ha messo a confronto la personalità della Albano con quella di Rita Semino, scomparsa nel 2024 e sindaco dal 2016 al 2020, vittima, secondo l’accusa, della concussione perpetrata dall’allora vicesindaco: Semino a dicembre del 2019 fu costretta a firmare una lettera di dimissioni dalla carica di primo cittadino poiché temeva conseguenze per il posto di lavoro di sua nipote presso la catena di supermercati Gulliver, dove era stata assunta grazie ad Albano, secondo quanto detto nel processo.

Rita Semino – ha detto Monti – ha mostrato spirito di servizio nei confronti dei cittadini che l’avevano eletta cercando di rimanere in carica come sindaco, per altro come aveva promesso al marito poi deceduto. Da questo processo è invece emersa la gestione personalistica del potere da parte di Nicoletta Albano, con metodi forti che hanno portato a mettere in soggezione e a umiliare gli altri, come dimostra il fatto che Rita Semino ricevesse le persone fuori dal suo ufficio, utilizzato dalla Albano“.

La commemorazione dell’imprenditore Morasso, nel dicembre 2019

L’unica volta che Semino ha alzato la testa, ha aggiunto il legale del Comune, è stato in occasione dell’inaugurazione della targa da dedicare all’imprenditore Morasso: “Dopo quell’episodio Albano ha deciso di mettere fuori dal Comune il sindaco. Per altro Semino si è pagata la targa senza chiedere alcun rimborso mentre altri si sono fatti rimborsare 3 euro spesi per i caffè“.

Il vicesindaco, ha aggiunto Monti, “si voleva togliere dai piedi Semino facendola passare per demente”. Il riferimento è il tentativo orchestrato da Albano di far visitare la Semino da un medico per stabilire la sua incapacità a restare in carica. “Sono venute fuori le fortissime pressioni attuate da Albano con la collaborazione di Bagnasco, oltre a minacce e lusinghe tipiche di certe situazioni“.

Riguardo al peculato, per il quale Albano ha subito il sequestro di 80mila euro nel 2020, Monti ha ricordato i rimborsi ottenuti dal vicesindaco per comprare “kit per la pulizia degli animali, un misuratore di pressione, una bilancia“, beni che non avevano a che fare con l’attività istituzionale e che “sono spariti quando in  Comune è arrivato il commissario prefettizio“. Mai ritrovate neanche le foto che Albano aveva fatto fare da un fotografo di Chiavari e pagate sempre dal Comune. Non ci sono, infine, le autorizzazioni del sindaco Semino per i viaggi effettuati da Albano a Parigi e Mosca.

Monti ha chiesto un risarcimento al Comune di oltre 140 mila euro da parte di tutti gli imputati.