La Regione rende noti tutti i nomi dei candidati alla presidenza delle Aree protette dell’Appennino Piemontese solo adesso, in occasione della nomina a presidente di Paolo Caviglia. Un beffa per i sindaci, chiamati per due volte a esprimersi senza avere l’elenco completo nè i curriculum di tutti i candidati per questioni di privacy, come aveva sostenuto incredibilmente la Regione.
Nel decreto firmato dal presidente della Regione, Alberto Cirio, ci sono i cinque già noti, cioè Gianni Repetto, Marco Moro, Alfio Mazzarello, Enrico Fornasiero, Danilo Repetto, oltre a Paolo Caviglia, nome emerso solo dopo la riapertura del bando di agosto. Inoltre, i nomi rimasti finora top secret, cioè Evaldo Pavanello, alessandrino ex Lega oggi legato al movimento di Vannacci; Marco Pestarino, ex amministratore a Mornese; Alessandro Figus, consigliere comunale di minoranza Belforte, e Benedetto Nicotra, ex sindaco di Santena (Torino) legato a Forza Italia, salvato alla prescrizione in un processo per tentata truffa all’Inps. Nomi mai convocati dalle Aree protette negli incontri nei quali i candidati dovevano illustrare i loro progetti da presidente poichè “non noti”. Ora Cirio li ha indicati come se nulla fosse nel decreto di nomina di Caviglia (del quale i sindaci non hanno visto il curriculum), chiudendo una procedura durata addirittura un anno e piena di punti oscuri. Nessuno ha però mai impugnati gli atti, neppure gli stessi candidati tenuti nel cassetto.
Figus commenta: “Ci sono state problematiche legate alla mancanza di trasparenza e irregolarità procedurali, con i sindaci che hanno votato senza conoscere i curriculum e i programmi dei candidati (come appunto Paolo Caviglia) a causa di presunte questioni di privacy, creando anomalie e ritardi nella nomina, con accuse di scarsa valutazione dei profili e proroghe del commissario Danilo Repetto.

Qui hanno sbagliato in molti. I sindaci, che non conoscevano nemmeno i candidati alla presidenza, e la Regione, che in realtà non ha preso in considerazione né il mio curriculum e neppure quello del collega Gianni Repetto. Di fatto usando il termine caro alla Lega, una “porcheria”. La nostra zona, ancora una volta, ne esce sconfitta anche perché il problema non è chi fa il Presidente ma il programma che avrà il Presidente e di questo nulla si conosce. Fratelli d’Italia ha lasciato alla Lega il posto, non importa chi sia, ma importante e che sia leghista, cioè affiliato a un partito di governo regionale, così è stato deciso a Torino, così si è fatto. Forza Italia? Non pervenuta, mi sembra la stessa situazione che si prospetta anche ad Ovada”.
Il rinnovo dell’amministrazione delle Aree protette rischia però un’ulteriore anomalia. Cirio, oltre al presidente, ha nominato i componenti del Consiglio: sono Gianni Repetto, ex presidente del Parco Capanne indicato dal Comune di Bosio; Gianni Chiesa, scelto dal Comune di Carrega Ligure, e Giacomo Briata, voluto dalle associazioni ambientaliste. Manca il rappresentante delle associazioni agricole alessandrine. Cia e Coldiretti non hanno indicato nessuno, l’unico nome lo ha fatto Confagricoltura, proponendo l’imprenditore vitivinicolo di Bosio Roberto Ghio. Secondo il decreto firmato da Cirio, però, fra le associazioni non ci sarebbe l’intesa sul nome: “Le associazioni agricole non hanno proceduto alla designazione di loro competenza”, per cui la nomina è rinviata. Sembra la stessa tecnica utilizzata nei mesi scorsi per la scelta del presidente. Che la Regione voglia mettere un nome gradito politicamente anche nel settore agricolo?
Intanto, la prima seduta del nuovo Consiglio delle Aree protette dell’Appennino Piemontese sarà lunedì 15 dicembre, alle 18, nella sede di Bosio. Fra i punti all’ordine del giorno, la nomina del vicepresidente da parte dei consiglieri.








