Dallo spopolamento del territorio, alla scuola, passando per la sanità

Intervista con il senatore Federico Fornaro

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Federico Fornaro

Tempo di elezioni, tante promesse, troppe incertezze. Anche se gli istituti di statistica in questi ultimi giorni di campagna elettorale non possono divulgare i sondaggi, è sentire comune che l’astensionismo abbia assunto una china che pare irreversibile. La causa è il malfunzionamento del sistema; i cittadini ritengono la politica inutile e quindi è inutile anche andare a votare. Di questo fenomeno ne ha parlato, nel 2016, Federico Fornaro nel suo libro “Fuga dalle urne”.

Ora Fornaro presenta il nuovo saggio “Elettori ed Eletti”, dove  accompagna il lettore nei segreti del proporzionale e del maggioritario, con un excursus storico dei diversi sistemi elettorali che si sono succeduti dall’Unità d’Italia fino ai giorni nostri. L’incontro si terrà martedì 27 febbraio alle ore 21 a Tortona, in via Montebello 41, nella sede di Liberi e Uguali.

Federico Fornaro, classe 1962 è vicepresidente del gruppo al Senato di Articolo 1-Mdp-Liberi e Uguali, e candidato alla Camera alle prossime elezioni del 4 marzo.

Lo incontriamo e ne approfittiamo per porgli alcune domande.

Senatore Fornaro qualora fosse eletto, quali istanze porterà a Roma relative alle nostro territorio?

Come nella legislatura appena conclusa, il primo obiettivo sarà quello di far comprendere a Roma la peculiarità del nostro territorio e della sua architettura istituzionale fondata sui piccoli comuni. È indispensabile, poi, aprire una vera e propria «vertenza» con il Governo sulle politiche di sviluppo delle aree interne, collinari e montane. Senza un piano straordinario di interventi e di incentivi mirati non riusciremo a invertire la tendenza al declino e a scongiurare lo spettro del progressivo spopolamento dei nostri comuni.

Infatti, l’abbandono delle aree appenniniche, è un argomento spinoso: i vecchi muoiono, i giovani non rimangono, perché non c’è lavoro…

 Dopo una fase di espansione, da alcuni anni stiamo assistendo a una preoccupante inversione di tendenza nella demografica dei nostri comuni. I tagli dei trasferimenti agli enti locali e le razionalizzazioni hanno fortemente abbassato il livello standard di numerosi servizi, dal trasporto pubblico locale alla scuola e alla sanità. Bisogna invertire la rotta, investendo, ad esempio, in un moderno sistema di collegamenti ferroviari del basso Piemonte con le città al fine di rendere attrattivi i nostri territori sia per le persone sia per le imprese.

Chi vive nelle vallate, ma non solo, si sente cittadino di serie b, i negozi chiudono, nessun investimento per il turismo eppure viviamo in una zona bellissima. Possibile che nessuno possa arrestare questa “emorragia” di persone?

L’abbandono con il conseguente progressivo spopolamento delle aree appenniniche e collinari si possono fermare solo se si garantisce un adeguato livello di servizi e di infrastrutture (la banda larga per tutte), lavorando per favorire uno sviluppo misto, compatibile con l’ambiente. Turismo e agricoltura sono due settori che potrebbero contribuire a una nuova stagione di rilancio e di sviluppo, ma occorre riuscire a fare sistema, unendo gli sforzi e le risorse di pubblico e privato, sul modello di quanto sono riuscite a fare altre aree del nostro Paese.

 Un altro tema riguarda la sanità con  l’eterno problema delle liste d’attesa e la “razionalizzazione” dei servizi sanitari. Come intervenire?

Il programma di Liberi e Uguali dice chiaramente che occorre difendere la sanità pubblica e il diritto universalistico alla salute. Bisogna aumentare le risorse destinate al sistema sanitario e tornare ad assumere per coprire i «buchi» lasciati da quelli che vanno in pensione. Non è accettabile, infatti, una prospettiva futura con una sanità di serie A per chi può permettersi polizze sanitarie integrative e una di serie B per tutti gli altri. È necessario, infine, percorrere la strada di una medicina e di un’assistenza infermieristica di territorio sul modello di quei sistemi sanitari ragionali che hanno raggiunto un livello ottimale tra costi e qualità dei servizi erogati ai cittadini.

L’ultimo argomento che vorremmo affrontare è la scuola, non intesa come istruzione, ma come edifici. Al Ciampini a Novi crollano i soffitti, il riscaldamento nelle aule sotto i 15 gradi, le strutture scolastiche nella maggioranza dei casi risalgono agli Anni ’60 e non rispettano le norme antisismiche …tutte notizie di questi giorni.

I nostri ragazzi devono poter studiare in assoluta sicurezza e quanto è avvenuto al Ciampini è un campanello di allarme che deve essere ascoltato. La messa in sicurezza degli edifici scolastici deve diventare una priorità assoluta negli investimenti pubblici, così come non si può andare avanti così con le Provincie che non ricevono dallo Stato i trasferimenti necessari in relazione ai servizi che devono erogare ai cittadini, primi tra questi proprio la manutenzione ordinaria e straordinaria delle scuole secondarie superiori.