Gianni Repetto racconta il “Partigiano Johnny” di Beppe Fenoglio

Domani, martedì 14 gennaio a Mornese.

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Mantenere vivo il ricordo su quel periodo storico e culturale che fu la Resistenza contro il nazi-fascismo, è un esercizio letterario e civile fondamentale per non incorrere negli errori del passato. Energie di rinnovamento scaturite dalla lotta di Liberazione, portarono alla democrazia, grazie allo sforzo congiunto di tutte le componenti politiche antifasciste. Alla fondazione della Repubblica democratica ha contribuito, sia combattendo e, successivamente narrando la sua vicenda partigiana Beppe Fenoglio, lo scrittore albese che visse la Resistenza come una scelta non solo etica, ma anche di stile, quello che gli derivava dalla sua passione per il mondo e la letteratura anglosassone.

Domani, martedì 14 gennaio alle 15, nel Collegio di Mornese, Beppe Fenoglio, attraverso le letture di Gianni Repetto tratte dalla sua opera più celebre “Il Partigiano Johnny”, sarà riproposto nelle sue diverse sfaccettature, da quelle di battaglia a quelle più intime e sentimentali e, sullo sfondo, le colline delle Langhe, a cui Fenoglio era affezionato per radice e per fascino paesaggistico. Quello di Fenoglio è stato un modo insuperabile di raccontare la Resistenza, perché nella sua narrazione c’è tutta l’epicità dell’evento, ma anche l’umana debolezza e spesso anche la paura di fronte a qualcosa che sembra più grande, troppo più grande di quel gesto di ribellione che molti come lui fecero in quegli anni prendendo le armi contro il nazifascismo. E così anche il ricordo dei caduti, Tito, il Biondo, Kyra, Michele, rammentati nel crudo realismo della morte, ma anche innalzati, proprio per la loro fragilità, senza alcuna retorica nell’Olimpo umano degli eroi, coloro che lo sono senza aver voluto esserlo.

Beppe Fenoglio

Ci sarà, dunque, al centro il Johnny de “Il partigiano”, con il racconto delle fasi dell’esperienza di lotta, dalle parziali vittorie e sconfitte alla terribile solitudine dell’inverno 1944 -1945, ma non si potrà non parlare del particolare angolo visuale del partigiano “Milton” di “Una questione privata”, con quell’amore che cerca spazio e verità anche nella tempesta della guerra civile, e dell’esperienza di governo partigiano raccontata nei “Ventitré giorni della città di Alba”. Un Fenoglio a tutto tondo, consapevole che l’essere stato partigiano ha lasciato in tutti coloro che lo furono un segno indelebile e irrinunciabile, quello dell’aspirazione alla libertà. Ecco come lui si auto descriveva ne “Il partigiano Johnny”: “Aleggiava da sempre intorno a Johnny una vaga, gratuita, ma pleased e pleasing reputazione d’impraticità, di testa tra le nubi, di letteratura in vita”. E così il suo epitaffio: “Sempre sulle lapidi, a me basterà il mio nome, le due date che sole contano, e la qualifica di scrittore e partigiano” (da “I ventitré giorni di Alba”). Bastano queste due frasi a dare un ritratto significativo del partigiano Beppe Fenoglio.