Doveva essere aperto al pubblico in occasione della commemorazione degli 81 anni della strage, lo scorso aprile. Costato già 1,8 milioni di euro, il Centro di documentazione della Benedicta, a Capanne di Marcarolo, nel Comune di Bosio, invece è ancora chiuso e costerà probabilmente altri soldi pubblici. Il cantiere è stato aperto addirittura 14 anni fa. Sulla situazione il consigliere regionale Pasquale Coluccio (M5s) ha presentato un’interrogazione alla Regione, ente che in tutti questi anni ha erogato i fondi per un progetto che rischia inoltre di trasformarsi in una cattedrale del deserto.

“Il futuro del Centro di documentazione della Benedicta – dice Coluccio – resta avvolto nell’incertezza. Ho presentato un’interrogazione per fare chiarezza sullo stato dei lavori e sui tempi di apertura, chiedendo che venisse trattata con urgenza, ma la Giunta ha stabilito che tale urgenza non sussiste.

Per non perdere altro tempo ho quindi depositato un’interrogazione ordinaria, con l’obiettivo di ottenere aggiornamenti concreti in tempi brevi. Il Centro della Benedicta rappresenta un luogo simbolico della memoria della Resistenza nell’Appennino ligure-piemontese e della storia civile del nostro Paese. L’apertura e il pieno funzionamento del sito non sono un atto facoltativo, ma un dovere istituzionale e morale”.

Ad oggi – aggiunge il consigliere regionale di opposizione – non esiste una data certa per la conclusione dei lavori, mentre restano da chiarire la situazione delle opere edili e impiantistiche, l’allestimento multimediale, le risorse economiche disponibili e la tempistica del nuovo protocollo d’intesa tra gli enti coinvolti“.

La scorsa primavera era emersa la necessità di altri 212 mila euro per l’allestimento della sala conferenze, probabilmente l’ultimo tassello. Poi si dovrà pensare alla gestione.

La Benedicta non può restare un cantiere infinito. La Regione deve fornire al più presto un aggiornamento documentato su lavori, risorse e calendario di inaugurazione, nel rispetto della memoria e dei cittadini piemontesi“, conclude Coluccio.