L'ex Ecolibarna

Ci vorrebbe un’interrogazione parlamentare per sapere dal ministero dell’Ambiente il motivo della mancata approvazione del progetto definitivo della bonifica del Rio Negraro, nell’ex Ecolibarna. Il presidente della Provincia, Luigi Benzi, ieri, 29 gennaio, in Consiglio provinciale ha risposto all’interrogazione del consigliere di opposizione Roberto Scifò e ha rivelato un altro dei motivi dello stop alla bonifica del sito di interesse nazionale, dove l’Arpa ha rilevato sostanze cancerogene oltre i limiti di soglia.

Quindi, non c’è solo la Regione che ha liquidato con tre anni di ritardo i soldi arrivati dal ministero nel 2022, 2,9 milioni, necessari per intervenire sul corso d’acqua, liquidati alla Provincia solamente alla fine dello scorso anno, impedendone l’utilizzo per ragioni di bilancio. E non basta neppure il mancato rinnovo dell’accordo di programma stipulato nel 2015 tra ministero, Regione, Comune e Provincia e lasciato scadere nel 2022, senza il quale non si può procedere con i lavori.

A Roma si sono dimenticati di approvare un progetto importante per un’area di 70 ettari che arriva fino allo Scrivia, con potenziali rischi anche per il torrente e per gli abitanti del rione del Fabbricone, oltre per i centri abitati a valle.

Con i 2,9 milioni di euro nuovamente disponibili ora la Provincia (“nessuna volontà di non procedere con la bonifica”, ha detto Benzi) deve rifare il progetto per il Negraro quest’anno e poi appaltare i lavori nel 2027. Ma c’è ancora molto da fare e i 19 milioni di euro previsti per l’intera bonifica del Sin nel 2015 ovviamente non basteranno.

Intanto, lo studio epidemiologico Sentieri, realizzato dal ministero della Salute e dall’Istituto superiore di sanità sulla popolazione di Serravalle, ha chiesto attenzione per i tumori al colon retto e per le malattie respiratorie, raccomandando di aggiornare gli studi sulle malattie all’interno del Sin.