La Cantina di Lerma salvata dal biodistretto?

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La cantina di montagna di Lerma risolverà le sue perenni difficoltà finanziarie grazie all’Albarossa biologico? L’opportunità potrebbe arrivare dall’adesione dell’Unione montana Dal Tobbio Al Colma, di cui fanno parte nove comuni (Bosio, Casaleggio Boiro, Lerma, Mornese, Montaldeo, Belforte Monferrato, Tagliolo Monferrato, Molare e Cremolino), futuro titolare della struttura, al Biodistretto Suol d’Aleramo, creato fra i comuni dell’Acquese di recente con l’aiuto di Città del Bio, l’associazione presieduta dal consigliere regionale Antonio Ferrentino che sta cercando di fare altrettanto fra Val Curone e Val Borbera con non poche contestazioni.

La cantina di Lerma, realizzata nel decennio scorso all’allora Comunità montana Alta Val Lemme Alto Ovadese, da sempre naviga in pessime acque dal punto di vista finanziario tra ritardi nei pagamenti ai conferito delle uve e onerosi mutui bancari. L’Albarossa è un vitigno creato nel 1938 incrociando Nebbiolo e Barbera ed è presente solo nelle province di Alessandria e Cuneo. Il biodistretto acquese lo ha indicato come una delle filiere dei prodotti locali da valorizzare tramite i fondi europei. L’Unione montana che ha sede a Bosio ha chiesto, alla fine del 2016, di entrare a far parte del biodistretto e ora attende una risposta.

“Il 20 febbraio – spiega Luigi Massa, direttore del biodistretto acquese – le delegazioni dei sindaci dell’Acquese e dell’Unione si incontreranno per portare avanti la domanda di ingresso presentata. Se, come si auspica, la proposta verrà concretizzata si aprono buone prospettive per la cantina di Lerma, in quanto una delle filiere del biodistretto è la valorizzazione del vitigno Albarossa bio. L’attivazione della filiera presuppone la creazione di una cantina dove vinificare ma con l’ingresso dell’Unione il problema sarebbe già risolto proprio grazie alla struttura di Lerma”. Negli anni Novanta anche nella Tenuta Cannona, a Carpeneto, nell’Ovadese, si sono svolti studi sull’Albarossa.