La Val Curone

I sindaci puntano tutto sul ricorso al Tar del Lazio contro il decreto del ministro Calderoli che impone i nuovi criteri per la montanità ed esclude, nella sola provincia di Alessandria, 14 Comuni, cioè  Avolasca, Casasco, Costa Vescovato, Momperone, Monleale, Montegioco, Montemarzino, Pozzol Groppo, Lerma, Carrosio, Stazzano, Vignole Borbera, Cartosio, Montechiaro d’Acqui. Gli amministratori locali, alcuni iscritti alla Lega o semplici simpatizzanti, hanno espresso tutto il loro disappunto dopo che, a maggio, dopo, la manifestazione a Roma davanti a Montecitorio, avevano ricevuto rassicurazioni dai parlamentari del centrodestra di una possibile revisione dei criteri. Invece, è emerso che il decreto era già stato firmato e ora sono a rischio scuole, medici di base, sostegno alle imprese e altri incentivi.

La Lega, il partito del ministro Calderoli, prova a difendersi e a fornire altre rassicurazioni. Enrico Bussalino, assessore regionale agli Enti locali, precisa: “Non posso che ribadire, a fronte di notizie prive di fondamento circolate in queste ore, che la Regione Piemonte si è impegnata, ai fini dell’assegnazione del Fondo regionale per la montagna, a continuare a considerare montani i Comuni individuati dalla classificazione regionale del 1988, mantenendo quindi l’attuale sistema di riparto. Ai fini dell’assegnazione della quota regionale delle risorse del Fondo nazionale per lo sviluppo delle montagne italiane saranno inoltre considerati montani i Comuni individuati dalla classificazione regionale del 1988 (come ad oggi) a cui saranno aggiunti i comuni inseriti nell’elenco previsto dalla recente normativa statale approvata nel 2026.

Enrico Bussalino

Abbiamo scelto di riconoscere tutti i Comuni appartenuti alle ex Comunità montane perché riteniamo che le peculiarità del territorio debbano essere valorizzate e sostenute. Ho già ribadito più volte che la quota di Fondo gestita dalla Regione sarà utilizzata anche per finanziare quei Comuni esclusi dalla ripartizione delle risorse statali. Lavoreremo insieme agli amministratori locali per definire criteri trasparenti e condivisi nell’utilizzo delle risorse regionali. L’obiettivo – conclude – è trasformare questa maggiore autonomia in un’opportunità concreta per rafforzare i servizi, contrastare lo spopolamento e sostenere lo sviluppo delle nostre comunità montane“.
Interviene anche Lino Pettazzisegretario provinciale della Lega di Alessandria: “La Lega non lascia indietro nessuno, nonostante qualcuno cerchi di creare il panico tra gli amministratori locali, legittimamente preoccupati.
Anzi, la legge Calderoli aumenta anche notevolmente i fondi per la montagna, oltre 200 milioni di euro, e il Piemonte avrà accesso nel suo complesso a risorse molto maggiori, anche grazie l’emendamento presentato dall’onorevole Riccardo Molinari, che consente una gestione autonoma dei fondi di competenza regionale.
In provincia di Alessandria, nello specifico, non ci sarà alcun taglio di risorse per i 14 comuni alessandrini ex montani. Questi comuni potranno infatti contare sul riconoscimento di fondi compensativi della Regione Piemonte, e non perderanno un euro rispetto alla loro situazione precedente“.

Il sindaco di Vignole Borbera, Giuseppe Teti, commenta: “Riconosco a Bussalino l’impegno profuso e i risultati ottenuti, diversamente dai miei colleghi di partiti del PD, che parlano solo in modo incompressibile e senza sostanza. Il problema non sono solo di fondi, pur importantissimi: se non si vuole spopolare i borghi di montagna bisogna che i Comuni delle aree interne abbiano le stesse opportunità dei Comuni montani. La perdita della montanità comporta l’esclusione dai finanziamenti del Fondo per lo Sviluppo delle Montagne Italiane e qui forse la regione interverrà mettendoci una pezza, ma fino a quando? O fanno una legge regionale oppure ogni anno dovremo elemosinare. Siamo alla fine delle agevolazioni fiscali, come il Bonus Montagna 2026? E c’è il rischio di tagliare servizi essenziali, aggravando lo spopolamento.

Giuseppe Teti, sindaco di Vignole

Nello specifico, per i territori e i cittadini, il declassamento a Comune non montano si traduce in mancanza di fondi dedicati, si perde l’accesso a canali di finanziamento specifici, fondamentali per la manutenzione e lo sviluppo di aree territorialmente fragili. Soprattutto, si perdono i benefici individuali e per le imprese vengono meno le agevolazioni fiscali previste dal Bonus Montagna, che attualmente offre crediti d’imposta fino a 2.500 euro per canoni di locazione o acquisto della prima casa. Si perdono anche gli sgravi sull’acquisto di fondi rustici, i medici e gli insegnanti perdono le agevolazioni. Le aziende agricole e o artigianali con salariati perderanno la possibilità di assumere con decontribuzione ecc. ecc
Mi chiedo infine se le farmacie potranno essere ancora rurali. In queste condizioni, la montagna sarà abbandonata. Non tanto il mio Comune, ma per esempio i Comuni della Val Curone“.