Le falde acquifere della nostra provincia sono a rischio non solo perché ci sono vari progetti di discariche previste proprio lì sopra ma anche perché gli studi effettuati per tutelarle sono del tutto carenti in tal senso. L’allarme è stato lanciato dal Comune di Acqui Terme, che da anni si batte insieme ad altri Comuni contro l’ammasso di rifiuti autorizzato dalla Provincia a favore della Riccoboni a Sezzadio, precisamente a cascina Borio. Proprio l’amministrazione acquese aveva presentato ricorso anche contro lo smarino del Terzo valico previsto nella ex cava di cascina Opera Pia 2, sempre a Sezzadio, anch’essa situata sopra la falda (il ricorso è stato respinto dal Tar). È invece ancora in fase autorizzativa la discarica di cascina Pitocca tra Frugarolo e Casalcermelli, che rischia anch’essa di finire a contatto con le acque sotterranee. Gli acquedotti dell’Acquese si alimentano proprio dalla falda di Sezzadio-Predosa e anche il Novese punta a connettere la propria rete idrica a questa importante risorsa naturale. L’Ato 6 Alessandrino, l’ente creato per governare la distribuzione dell’acqua, domani alle 15 ha in programma una conferenza d’ambito nella quale è prevista l’approvazione di uno studio sugli acquiferi profondi, cioè proprio le falde in questione, che secondo l’amministrazione comunale acquese, presenta “grandi dubbi e profonde incertezze”.

Lorenzo Lucchini, sindaco di Acqui Terme

Il sindaco Lorenzo Lucchini invita tutti i sindaci a sospendere l’approvazione poiché ai consulenti della Città termale lo studio “risulta incerto in quanto presenta carenze metodologiche e dati limitati a causa di un’insufficienza di fondi, in particolar modo in merito all’applicazione non coerente di alcuni criteri utilizzati per individuare le aree di ricarica e alla scelta discrezionale di valori che conducono a risultati non conservativi per la protezione delle risorse idriche profonde. I fondi limitati hanno determinato una insufficienza di dati per delineare in maniera corretta il limite delle aree di ricarica”. Acqui Terme chiede lo stanziamento di nuovi fondi necessari per un’indagine di serio approfondimento “poiché tali elementi pongono lo studio in contrasto con il principio di precauzione che prevederebbe, soprattutto per risorse così importanti per l’approvvigionamento idropotabile, un approccio il più possibile cautelativo”. Spiega Lucchini: “Sono rimasto esterrefatto che le nostre osservazioni non siano state prese in considerazione: non possiamo permettere che questo studio venga approvato perché non tiene in considerazione i dubbi dei nostri consulenti e soprattutto si trasmetterebbe in Regione uno studio su dati limitatissimi. Ci sono incertezze che possono essere ridotte effettuando approfondite campagne di indagine. Sarebbe gravissimo non cautelarsi quando si parla di una risorsa indispensabile alla vita umana”.

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