Non c’è prova della costrizione, Rita Semino si dimise per una questione politica”. L’avvocato Andrea Cianci ha chiesto l’assoluzione per Nicoletta Albano dall’accusa di concussione (oltre al peculato e al falso) nei confronti del sindaco eletto nel 2016, deceduta nel 2024. Nell’udienza di ieri, 7 maggio, ad Alessandria, il legale ha parlato per oltre un’ora per tentare di convincere i giudici dell’innocenza del vicesindaco, accusato di aver costretto Semino a firmare, il 29 dicembre 2019, la lettera di dimissioni. L’incontro fu registrato dall’allora primo cittadino ma per l’avvocato dalla registrazione emergerebbe l’inconsistenza dell’accusa. Secondo Cianci, le dimissioni furono motivate solo da una questione politica: “I rapporti fra maggioranza e minoranza furono decisivi. Il 20 dicembre Albano telefonò a Semino per ribadire la posizione contraria sua e della maggioranza alla cerimonia di inaugurazione della targa dedicata all’imprenditore Morasso. Un evento – ha aggiunto Cianci – sostenuto dalla minoranza. Semino decise quindi di sfidare Albano e la maggioranza. Infatti, alla cerimonia l’opposizione era presente mentre la maggioranza era del tutto assente”. In realtà, alla cerimonia partecipò l’assessore Filippo Carrea, insieme a tantissimi gaviesi. Per dimostrare il presunto sostegno dell’opposizione all’iniziativa del sindaco, l’avvocato ha ricordato le parole della Albano rivolte alla Semino registrate nell’incontro del 29 dicembre: “Hai dato il microfono a Griffò, la maggioranza non c’è più”. Gianluca Griffò, dal 2020 capogruppo di maggioranza, all’epoca non ricopriva però nessun incarico politico né di partito. Non solo: Cianci ha sottolineato che la Semino nei giorni precedenti il 29 dicembre aveva consultato Federica Dellacasa, amica di famiglia, “per chiedere se avrebbe potuto registrare l’incontro con Albano. Dellacasa è cugina di Alberto Gastaldo, poi eletto con il sindaco Carlo Massa nel 2020, nella stessa maggioranza dove è stata poi rieletta come consigliere la stessa Rita Semino”. Per l’avvocato Cianci, quindi, questo dimostrerebbe l’esistenza di un sostegno alla Semino da parte degli oppositori della Albano.

Rispetto allo svolgimento dell’incontro del 29 dicembre 2019, “è sbagliato sostenere che Semino quel giorno sarebbe stata soggiogata da Albano. Quest’ultima le avrebbe posto di fronte due alternative: farsi sfiduciare dal Consiglio o dimettersi. Quando Albano lascia sole nel suo ufficio Semino con la figlia Giovanna e la nipote Alice Zunino per dar loro tempo di riflettere, costoro chiamano l’amica Anna Rubino per chiedere come muoversi e il sindaco definisce Albano “una cagna”. Quando Albano torna chiede pacatamente cosa avevano deciso e questo dimostra che non c’è alcuna concussione né costrizione”. E l’offerta di 10mila euro insieme alla proposta di assumere la nipote in Comune in cambio delle dimissioni? “Mancano le prove che queste offerte siano state fatte prima della firma delle dimissioni e semmai sono state ininfluenti. Quel giorno i toni fra le parti furono gentili e manca la prova di un vantaggio della Albano dalle dimissioni della Semino”.

L’accusa di tentata concussione per Albano nei confronti di Piero Lugano, titolare della catena Gulliver, riguarda invece la richiesta di licenziare o trasferire Alice Zunino dopo che Rita Semino, nel gennaio 2020, aveva rifiutato di farsi visitare per certificare la presunta incapacità a rimanere sindaco e far quindi subentrare Albano alla guida del Comune come vice, evitando l’arrivo del commissario prefettizio fino alle elezioni. Un’accusa anche questa inconsistente, secondo l’avvocato Cianci: “Non ci sono atti che dimostrano tutto questo. Semmai, può essere stata una sgradevole richiesta ma non una concussione. Lugano non era la persona adatta a subire una coercizione, data l’importanza della sua azienda per Gavi. E comunque lui, nel caso, non ha accolto la richiesta”. Davanti ai giudici Lugano nel 2024 ha invece confermato la tesi dell’accusa e ha anche dichiarato che sin dall’estate del 2019 Albano chiese di intervenire su Alice Zunino per “pilotare il sindaco Rita Semino perché si era montata la testa”.

L’accusa ha chiesto una condanna complessiva a 6 anni e 8 mesi per Nicoletta Albano.