riceviamo e pubblichiamo:
Le ultime vicende relative allo “scontro” tra Regione e Comunità del Parco sulla nomina del Presidente dell’Ente delle Aree Protette dell’Appennino e il mancato insediamento del Consiglio, con proroga del commissariamento fino alla nomina dei nuovi organi preposti, sono esemplificative di quanto la fascia appenninica della nostra Regione sia lontana da Torino.
Perché sul nostro territorio si respira la sensazione di essere costantemente ignorati? Qualcuno se la prende persino con Urbano Rattazzi, che con Regio Decreto n° 3702 del 23/10/1859 accorpò alla Provincia di Alessandria anche il Circondario di Novi (non per niente Ligure e prima appartenente a Genova).
Da un lato, dunque, la fascia appenninica e preappenninica del sud del Piemonte è storicamente ligure (Plinio il Vecchio appellò i suoi abitanti liguri Statielli), dall’altro il nostro territorio, limitrofo a Genova, è sempre stato mira di comodi insediamenti dell’imprenditoria genovese. Imprenditoria che sembra giovarsi della scarsa affezione ed attenzione del Piemonte per queste lande, per così dire, arrivate dopo e lontane dal capoluogo.
Eppure, la nostra fascia appenninica e preappenninica custodisce valori paesaggistici ed
ambientali (risorse idriche, boschive, di biodiversità vegetale e faunistica), valenze agricole (la vite, il nocciolo) e zootecniche che hanno sempre dato lustro al Piemonte.
L’Ente di Gestione delle Aree Protette dell’Appennino (piemontese/ligure) che si occupa delle valenze naturalistiche da Spigno a Carrega Ligure (“ligure”, ma che si trova in Piemonte, non in Liguria) è uno strumento importante per la conservazione, la gestione e la promozione del territorio, ed è importante che a guida dell’Ente ci siano un Presidente ed un Consiglio con un mandato certo e duraturo.
La Legge – la 19 del 2009, “Testo unico sulla tutela delle aree naturali e della biodiversità” – prevede che i Consigli degli Enti di gestione giungano a scadenza contestualmente a quella del Consiglio regionale, e che vengano rinnovati entro sei mesi dalla data della prima seduta del rinnovato Consiglio.
Da gennaio, invece, al comando c’è un uomo solo, non più affiancato dal Consiglio e con un incarico che potrebbe terminare in un giorno qualsiasi tra domani e dicembre 2025 o ancora essere ulteriormente prorogato.
Il tutto mentre lontano dal territorio, a Torino, proseguono le trattative all’interno della Giunta e fra i partiti della maggioranza per scegliere un presidente tra i “candidati con comprovata competenza e rappresentatività territoriale”.
Ancora una volta nella Deliberazione della Giunta Regionale 21 luglio 2025, n. 26-1402 che
proroga l’incarico del Commissario, si sostiene che il procedimento di rinnovo del Presidente e del Consiglio si è rivelato di particolare complessità per il rilevante numero di candidature pervenute per la carica di Presidente.
Eppure, la Comunità delle Aree Protette una scelta fra le candidature ha saputo e voluto farla. E l’ha fatta nel rispetto del territorio.
Legambiente Ovadese, Valli Orba e Stura esprime, pertanto, la propria contrarietà all’attuale incomprensibile situazione ed auspica che i rappresentanti delle istituzioni (ad ogni livello) si impegnino congiuntamente a porre fine a questo gioco che danneggia il territorio, affinché le indicazioni con fatica pervenute e le disponibilità prestate possano essere recepite quanto prima e l’Ente di Gestione possa tornare a funzionare appieno.
Legambiente Ovadese Valli Orba e Stura