Il municipio di Carrega Ligure

L’unico dipendente delle Aree protette dell’Appennino Piemontese assegnato al Parco dell’alta Val Borbera, e precisamente alla sede di Carrega Ligure, quando arriva sul posto di lavoro non ha alcuna mansione da svolgere. La denuncia è arrivata da Gianni Chiesa, consigliere comunale di Carrega e rappresentante del Comune valvorberino nel Consiglio delle Aree protette. Da tempo Chiesa evidenzia che il Parco di Carrega, istituito cinque anni fa dalla Regione, continua a non decollare soprattutto per mancanza di personale. Nel 2024 le Aree protette hanno finalmente assunto un tecnico da assegnare alla sede di Carrega ma la prolungata chiusura della strada provinciale 147 tra Carrega e Cabella non ha facilitato le cose. Risolto, almeno in parte, il problema viabilistico, il funzionamento del Parco dell’alta Val Borbera è rimasto al palo, o quasi. “Il dipendente – ha detto Chiesa durante la seduta del Consiglio delle Aree protette – arriva a Carrega poco prima di mezzogiorno oppure dopo le 14 con la macchina dell’ente. Soprattutto, non ha alcuna indicazione su cosa deve fare“. Così, l’attività del Parco valborberino non parte, nonostante la sua istituzione sia avvenuta a furor di popolo nel 2019. Oltretutto, il dipendente timbra nella sede di Bosio anziché a Carrega nonostante nel bando di assunzione fosse indicata quest’ultima come sede di lavoro. Questo per via, hanno spiegato il presidente Danilo Repetto e il direttore Andrea De Giovanni, della prolungata chiusura della strada 147. Secondo De Giovanni, l’attuale situazione di disorganizzazione delle Aree protette è dovuta alla carenza di personale. L’ente vuole infatti assumere un nuovo tecnico per la sede di Bosio dopo che una dipendente si è licenziata ma il Consiglio, nell’ultima seduta, ha sospeso la votazione sull’assunzione tramite graduatoria o concorso poiché i consiglieri hanno chiesto chiarimenti.