(foto da terzovalico.it)

Nel 2022 si scoprì che una delle talpe Tbm era ferma da tempo in una delle canne della galleria principale del Terzo valico. Solo adesso, tre anni dopo, lo scavo in entrambe le canne è ripreso. Le due talpe, giganteschi macchinari che arrivano a una lunghezza di 100 metri, sono state smontate e le frese rimosse dal fronte di scavo dove erano incastrate poiché i geologi del Cociv non aveva previsto la reale conformazione delle rocce dell’Appennino. Costi enormi per le casse pubbliche: negli ultimi due anni il governo ha stanziato altri 2,2 miliardi per il Terzo valico, soprattutto per la cosiddetta emergenza geologica, cioè rocce friabili, gas e amianto. Il costo totale è salito a oltre 10 miliardi di euro per 53 chilometri di linea nel silenzio assoluto della politica su questa voragine economica. La notizia della riattivazione dello scavo è arrivata dai sindacati in questi giorni: resta da scavare circa un chilometro dal cantiere di Radimero verso il cantiere Val Lemme, a Voltaggio, operazione che procederà con il martellone, molto più lento. Infatti, Rfi non si sbilancia sui tempi e fa sapere che la velocità di scavo dipende dalle condizioni geomeccaniche delle rocce. Nel cantiere Val Lemme c’è l’incognita gas: nonostante le precauzioni ci sono rallentamenti, secondo i sindacati.

Intanto, un’altra tegola sulla prosecuzione dei lavori: la gara per l’armamento ferroviario di tutta la linea del Terzo valico è andata deserta, come riporta il sito web terzovalico.it. Era già successo nel 2021 quando la base d’asta era di 95 milioni di euro. Stavolta era salita a quota 135 milioni.