In Val Borbera non c’è il medico di base, i Comuni si rivolgono anche al Ministro della Salute

In totale assenza di servizi sanitari, cittadini e amministratori si mobilitano

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Approda al Ministro della Salute la lettera dei Comuni della Val Borbera con la richiesta urgente di avere un medico di base sul territorio in sostituzione del dottor Pierluigi Daglio, ora assente causa malattia.

La lettera firmata dai sette sindaci dei comuni di Albera, Cabella, Cantalupo, Carrega, Mongiardino, Roccaforte e Rocchetta, dai consiglieri comunali e dal presidente dell’Unione Montana  Terre Alte, Carlo Buscaglia è indirizzata al direttore generale dell’Asl Al, al direttore del Distretto Novi-Tortona, al presidente Cirio, alla Giunta e al Consiglio della Regione Piemonte e, per conoscenza al Ministro Speranza, al Prefetto di Alessandria e al Sindacato Medici di Medicina Generale del Piemonte.

Dopo le ripetute richieste di sostituzione dell’unico medico di base presente a livello ambulatoriale in Alta Val Borbera – scrivono – assente dal 13 luglio 2021 per malattia, i sottoscritti tornano a rimarcare l’urgenza di tale sostituzione nella sua completezza, ancorché  insufficiente. Soprattutto  in un periodo particolarmente grave per l’emergenza pandemica in corso … La nostra comunità è composta da numerosi pazienti anziani che abitano una vasta area interna appenninica particolarmente disagiata dal punto di vista delle comunicazioni viarie e informatiche”.

Insomma un solo medico è insufficiente, ma è sempre meglio di niente. Inoltre,  come si ricorda anche nella lettera, la situazione in questo periodo estivo è resa ancor più grave per l’arrivo dei turisti.

Fino a qualche anno fa i medici in Valle erano tre, così come gli ambulatori dislocati a Cabella Ligure nel vecchio comune, sede anche della Biblioteca e della Croce Rossa, a Rocchetta Ligure, nel Palazzo Tassorello, dove ora c’è un ambulatorio dentistico; e ad Albera Ligure nell’ex scuola. A questi, successivamente si è aggiunto l’ambulatorio di Cantalupo Ligure  e, nei mesi estivi, nella sede della Croce Rossa di Cabella nei fine settimana c’era anche un medico per le emergenze. Bei tempi, eppure parliamo solo di una decina d’anni fa. Una scelta quella di smantellare la sanità incomprensibile.

Palazzo Tassorello

Dalla fine del secolo scorso vi è una lenta decrescita demografica in Alta Val Borbera, ma non giustifica un taglio netto dei servizi sanitari. Ai pazienti del dottor Daglio, l’Asl  ha assegnato il dottor Patri. Peccato che l’ambulatorio del dottor Patri sia ad Arquata Scrivia. Esempio: per un paziente che vive a Carrega, la distanza da percorrere è di 40 chilometri,  un’ora di viaggio previsto, senza considerare che le strade provinciali per raggiungere Arquata sono indecorose, quindi il tempo di viaggio si allunga notevolmente. Altri medici hanno dato la loro disponibilità ad accogliere i pazienti, ma sono tutti di stanza ad Arquata. Inoltre molte località della Val Borbera non sono raggiunte dal segnale internet ed è un vero problema anche per avere le ricette dei farmaci salvavita.

Più volte abbiamo segnalato le  carenze di servizi sanitari essenziali,- ricordano gli amministratori nella loro accorata lettera – anche in seguito alle sollecitazioni degli abitanti, compresa la raccolta di firme, l’ultima per il ripristino del servizio prelievi, anch’esso cancellato dalla fine dello scorso febbraio.”

L’entrata dell’ambulatorio di Cantalupo

Nel luglio 2020 è stato stipulato un accordo tra Regione e Sindacati dei medici di medicina generale per il rafforzamento della medicina territoriale soprattutto nelle aree marginali di montagna, penalizzate da pesanti tagli e alla luce delle gravi lacune messe a nudo dalla pandemia.

La Regione nel dicembre 2020 ha annunciato fondi per arginare la grave situazione. Gli stanziamenti sono previsti nella legge del 2 marzo 2021 approvata dal Consiglio Regionale del Piemonte che “consente ai medici di mantenere i loro ambulatori per non compromettere la capillarità dell’assistenza e favorire l’accessibilità degli assistiti”. Nella lettera le amministrazioni locali chiedono “l’improrogabile ed urgente approvazione del Piano di assistenza territoriale, previsto dalla L.R., con la costituzione di servizi a gestione infermieristica nell’ambito distrettuale delle Asl e con il potenziamento della figura dell’infermiere di famiglia e di comunità per implementare i servizi territoriali e domiciliari”. Ma finora non si è visto un centesimo.

E concludono: “Auspicando il ritorno in tempi brevi del dottor Daglio, confidiamo nella immediata temporanea sostituzione del sanitario, ed il ripristino di un servizio ambulatoriale di medicina del territorio in Alta Val Borbera, in grado di rispondere alle complesse esigenze esposte e appunto favorire l’accessibilità agli assistiti”. Come del resto prevede la legge.

Intanto per tamponare i disservizi sanitari locali, una dottoressa si è resa disponibile per effettuare qualche turno ambulatoriale a Cabella Ligure.