“Voglio la verità sulla morte di mio figlio, nessuna vendetta”.

Giusi Iozzi, madre di Matteo, ieri ha protestato davanti alle sedi dell’associazione Papa Giovanni XXIII, in Romagna. Il giovane morì a 19 anni nel 2016 in una struttura del sodalizio.

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Nessuna vendetta, solo la verità. Giuseppina Campioni, la donna di Arquata Scrivia madre di Matteo Iozzi, scomparso nel 2016 a soli 19 anni, ieri, 14 giugno, è stata in Romagna per organizzare una protesta silenziosa davanti alle sedi dell’associazione Papa Giovanni XXIII, gestore di varie comunità di recupero per tossicodipendenti. In una di queste, a Balignano di Longiano, in provincia di Forlì-Cesena, il giovane spirò nel luglio di cinque anni fa. La motivazione ufficiale parlava di infarto ma dalle testimonianze successive sarebbe emerso che Matteo, affetto da obesità, stava male da giorni senza che nessuno lo avesse aiutato. Il ragazzo arquatese si trovava nella struttura perchè voleva imparare a fare volontariato e aveva anche deciso di staccarsi dalla famiglia dopo un’infanzia e un’adolescenza nelle quali era stato vittima del bullismo ad Arquata, tanto da sfogare nel cibo la sua depressione.

Matteo Iozzi

Per questo soffriva di molti disturbi legati all’essere in sovrappeso. Giusi ieri è stata intervistata dal Tg regionale dell’Emilia Romagna, al quale ha detto di non voler mandare in galera nessuno e di volere solo che emerga la verità sulla morte del suo unico figlio. “Per anni – ha detto – ho cercato di avere chiarimenti dalla Papa Giovanni, senza successo, per questo mi sono dovuta rivolgere alla Procura della Repubblica”. I magistrati a maggio hanno ottenuto la terza proroga di sei mesi dell’indagine. Ieri Giusi, insieme a un’amica, ha esposto uno striscione a Balignano di Longiano e a Rimini. C’era scritto “Verità e giustizia per Matteo Iozzi”, insieme una grande foto del giovane.