L’arte come ponte culturale tra Europa e Mediterraneo

A Santa Croce di Bosco Marengo i migranti diventeranno restauratori

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Santa Croce a Bosco Marengo

Santa Croce ponte culturale tra l’Europa e il Mediterraneo in nome dell’arte. Sta prendendo forma l’ambizioso progetto di creare un centro di restauro di beni artistici internazionali, voluto dal Politecnico di Torino, dalla Compagnia di San Paolo, dal Siti, l’Istituto superiore sui sistemi territoriali per l’innovazione, e dal Comune.

Nell’ex convento domenicano di Bosco Marengo, creato nel XVI secolo da papa Pio V, boschese d’origine, i locali sono già pronti e ora il “contenitore” deve essere riempito. “Si parte a breve”, ha detto venerdì scorso il professor Romano Borchiellini, vicerettore del Politecnico. Il docente era a Santa Croce insieme, tra gli altri, a Philip T. Reeker, console degli Stati Uniti a Milano, per far conoscere gli spazi ristrutturati nell’enorme complesso monumentale. Presente anche il prefetto Romilda Tafuri e il sindaco Gianfranco Gazzaniga. Protagonisti del progetto saranno, oltre alle opere d’arte danneggiate dalle guerre, i migranti.

La chiesa di Santa Croce

“Santa Croce – ha spiegato Borchiellini – sarà il centro di formazione dei rifugiati che, grazie a titoli di studio o esperienze lavorative legati ai beni culturali nei paesi d’origine, potranno essere formati per diventare “restauratori” delle opere d’arte danneggiate dalla guerra nei loro stessi paesi. L’obiettivo è portare circa 300 persone l’anno e si partirà con una cinquantina”. Politecnico e Compagnia di San Paolo attendono i fondi promessi dai ministeri e da alcuni atenei italiani, ma si cerca aiuto anche all’estero: il console americano ha assicurato il suo impegno presso le fondazioni private statunitensi.

Il museo vasariano a Santa Croce

Prevista una serie di centri satellite nei paesi del Mediterraneo dove selezionare le opere e, una volta formato il personale a Bosco Marengo, permettere a queste persone di tornare a casa con una concreta possibilità di lavoro. “Voglio sottolineare – ha detto ancora il presidente di Siti – che a Santa Croce non si farà accoglienza per poi non far fare nulla ai migranti ma verrà loro insegnato un mestiere e, al contempo, verrà data loro la grande possibilità di aiutare a conservare le radici culturali del loro paese, messa a rischio da chi ha volutamente distrutto monumenti e opere d’arte per cancellare la loro cultura”. Il primo contatto concreto è con il Libano: “Servono aziende del luogo che non si occupino solo di opere d’arte ma anche di edilizia, perché può capitare di dover ricostruire anche un palazzo bombardato”. In programma anche l’uso di droni e delle più moderne tecnologie per lavorare anche con la realtà virtuale ed evitare, attraverso la digitalizzazione dei monumenti, si perda la loro memoria in caso di distruzione, come per Palmira, in Siria. I corsi a Santa Croce dureranno 8 mesi. Il complesso monumentale diventerà un hub internazionale, hanno detto i promotori, che servirà come “ponte culturale” con i paesi del Mediterraneo. Il costo del progetto si aggira tra 500 mila e un milione di euro all’anno, in base al numero di studenti. L’iter è partito negli anni scorsi con la precedente amministrazione comunale. Il costo complessivo del progetto era stato quantificato in 24 milioni di euro.