Alla fine degli anni ’90, quando il parere dei tecnici era ancora fondamentale nella valutazione delle Grandi opere prima della Legge obiettivo voluta dal governo Berlusconi, i progetti del Terzo valico dei Giovi vennero bocciati più volte dalla Commissione valutazione di impatto ambientale (Via) dell’allora ministero dei Trasporti. A capo della commissione c’era Maria Rosa Vittadini, urbanista, architetta e docente di Tecnica e Pianificazione Urbanistica presso l’Università IUAV di Venezia, scomparsa il 17 aprile.
Nella metà di quel decennio a Voltaggio e Castagnola vennero aperti i cantieri del Terzo valico ma, come emerse tempo dopo grazie agli esposti del Wwf, era totalmente irregolari poiché, invece di essere semplici sondaggi geognostici per comprendere la conformazione della montagna, erano in realtà le gallerie di servizio del tunnel principale tra Genova e Arquata Scrivia, avviate senza progetto e grazie a fondi pubblici ottenuti illegittimamente.
Solo successivamente venne avviato il regolare iter per valutare il progetto, sottoposto per l’appunto ai tecnici della Commissione Via. “Conobbi Maria Rosa Vittadini – ricorda Mario Bavastro, all’epoca consigliere comunale di minoranza a Fraconalto e oggi esponente del circolo Val Lemme di Legambiente – negli incontri a Roma, presso il ministero, all’epoca guidato dal ministro Edo Ronchi. Le associazioni che avevano presentato le osservazioni al progetto vennero convocate per essere ascoltate. Insieme a me c’erano Vincenzo Fasciolo e Enzo Imperiale dell’associazione La Nostra Terra, e poi Renato Milano e Antonello Brunetti oltre ad Anna Donati dei Verdi e Stefano Lenzi del Wwf, solo per citarne alcuni.

Vittadini si dimostrò una personalità di alto rilievo, si vedeva che era lei il tecnico di punta della commissione. Ci chiedeva informazioni, voleva capire seppure non fosse contraria al Terzo valico e all’alta velocità in generale. Voleva conoscerne le criticità“. Criticità che furono molte, a cominciare dai numeri sul trasporto prima dei passeggeri e poi delle merci, che non stavano in piedi. Il Terzo valico venne approvato solo dopo che la Commissione Via venne di fatto esautorata e il suo parere considerato non più vincolante, proprio grazie alla Legge Obiettivo.
In quegli incontri a Roma, inoltre, emerse il problema della presenza dell’amianto nel futuro tracciato del Terzo valico. “Un tecnico della Commissione me lo fece presente – aggiunge Bavastro – ma io ne ero completamente all’oscuro”. Anche il Cociv ne sarebbe rimasto all’oscuro, per così dire, tanto che l’amianto non venne previsto nel progetto esecutivo del Terzo valico e fu necessario predisporre un protocollo di sicurezza specifico con l’avvio dei lavori nel 2012.
Per altro, chi autorizzò l’apertura dei cantieri in Val Lemme senza le autorizzazioni necessarie finì a processo grazie a un esposto del Wwf. Procedimento che partì solo dopo il 2000 e che, alla fine, non portò all’assoluzione degli imputati (fra i quali il senatore ligure Luigi Grillo e il dirigente ministeriale Ercole Incalza) ma alla prescrizione dei reati grazie alla legge Ex Cirielli, altra “creatura” del governo Berlusconi
“Maria Grazie Vittadini – conclude Mario Bavastro – per il lavoro che ha fatto va ricordata con grande rispetto“.








