Alla cooperativa di Molini stop al latte: “Pagato pochissimo”. Dimezzato il bestiame

Resta solo una produzione minima. Salvo il patrimonio genetico

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Niente più latte, o quasi, dalle mucche della cooperativa Valle Acque Striate di Molini. Da qualche tempo gli impianti per la mungitura delle vacche non sono più in funzione per colpa della crisi del settore. Fondata nel 1976 da un’idea del parroco del paese, don Angelo Lagomarsino, e dell’allora sindaco della vicina Fraconalto, Lorenzo De Albertis, all’epoca riuniva numerosi allevatori e agricoltori della zona con l’obiettivo di salvare il settore. Per diversi anni l’obiettivo è stato raggiunto, non solo dal punto di vista economico poiché la cooperativa raccoglieva fieno anche nei prati più piccoli dell’alta Val Lemme, contribuendo alla manutenzione del territorio, oltre a dare lavoro a diverse persone. Ancora oggi quasi tutto il foraggio prodotto in VaL Lemme, anche nella parte più bassa della valle, viene acquistato dalla cooperativa.

I due Giovani Bagnasco della coop di Molini

Negli anni il numero dei soci si è via via ridotto e ora sono rimasti in quattro. Sono i fratelli Giovanni, Giacomo detto Renzo e Caterina Bagnasco con il loro nipote Ivano Rossi. Delle oltre 200 bestie bovine, razza brune alpine, di qualche anno fa, ora ne è rimasta la metà. “La causa – spiega Rossi – è innanzitutto il crollo del prezzo del latte, sceso a 25 centesimi al litro quando la produzione costa 42 centesimi. Poi ci sono i mancati pagamenti di chi viene a ritirare il nostro latte, senza contare la burocrazia sempre più opprimente”. La cooperativa vallemmina attende infatti molti soldi dalla coop Latte Valpolcevera di Genova, finita in cattive acque dal punto di vista economico tanto da non poter più onorare i suoi debiti.

La cooperativa di Molini

“Fino a poco tempo fa – racconta Giovanni Bagnasco, uno de fondatori, insieme al suo omonimo amico che da sempre dà una mano – producevamo anche 15 quintali di latte al giorno con 60 mucche, munte grazie un impianto meccanico azionato da due operai indiani, che purtroppo abbiamo dovuto lasciare a casa. In sostanza, tra il prezzo troppo basso e i mancati pagamenti è impossibile continuare. Siamo tutti pensionati e lavoriamo per passione ma anche questo lavoro deve avere un senso”. La cooperativa è l’unica a utilizzare i pascoli della zona, tra il Monte Figne e il Monte Tobbio, da maggio a ottobre. Qualche timore lo desta la presenza del lupo, tanto che le mucche gravide vengono fatte partorire nella stalla e non più al pascolo. Ora l’attività prosegue con circa 100 bestie destinate al macello. Il latte viene prodotto solo in quantità ridotta per i piccoli clienti. Tra questi c’è la gelateria Vultabia di Voltaggio: il gelato lo produce esclusivamente con il latte della cooperativa. “Per fortuna – dice Lorenzo Repetto, il titolare – il patrimonio genetico costruito in trent’anni che permette di produrre questo latte eccezionale è stato salvato. Le mucche alla Valle Acque Striate vengono trattate come se fossero dei familiari, un aspetto che da sempre rende unico il lavoro svolto dai fratelli Bagnasco in tutti questi anni”.