Pier Paolo Bagnasco e Giovanna Sutera sono sempre stati coinvolti da Nicoletta Albano nel tentativo di far dimettere Rita Semino da sindaco di Gavi. E’ la tesi del pubblico ministero Francesco Bruzzone, esposta nell’ultima udienza del processo in corso ad Alessandria per i reati di concussione, peculato e falso, arrivato alle battute finali. L’accusa ha chiesto per Albano una condanna a 6 anni e 8 mesi per 7 reati, fra cui concussione, tentata concussione, peculato e falso. Per Bagnasco, capo dell’ufficio tecnico del Comune e sindaco di Stazzano, 1 anno e 9 mesi per falso e tentata concussione e per l’ex segretario comunale Sutera 2 anni e 10 mesi per falso, favoreggiamento e peculato.
Bruzzone ha ricordato che dopo la denuncia della Semino presso i carabinieri, il 30 dicembre 2019, in seguito all’incontro in municipio dove era stata costretta a firmare la lettera di dimissioni da sindaco, dalle intercettazioni telefoniche “è emersa la preoccupazione di Albano per gli articoli usciti sulla stampa locale (https://www.giornale7.it/il-sindaco-rita-semino-indotta-a-dimettersi-dalla-albano/#google_vignette), tanto da richiedere a Ivano Bernini e Alessandra Merlo, sue persone di fiducia, di monitorate stampa locale, lanciando epiteti verso la Semino. Anche Bagnasco e Sutera sono sempre stati coinvolti e Bagnasco ha condiviso la soluzione di far visitare la Semino da un medico“. L’idea era di far dimettere il sindaco per motivi di salute in modo che il Comune fosse retto fino alle elezioni da Albano come vicesindaco. “Nicoletta Albano – ha aggiunto Bruzzone – era terrorizzata dall’arrivo del commissario prefettizio e quanto poi è emerso con i rimborsi e il peculato dimostra il motivo di questa paura. Oltretutto, il medico chiamato a visitare la Semino ha detto che Albano aveva prospettato l’assunzione del figlio in municipio. Una vicenda grave poichè Semino non aveva alcun impedimento fisico e voleva portare a termine il mandato per rispetto nei confronti degli elettori”.
Poi il pubblico ministero ha ricordato l’incontro avvenuto a Tortona tra il vicesindaco, Bagnasco e Piero Lugano, titolare della catena Gulliver: “La richiesta di Albano a Lugano di licenziare dalla Gulliver o trasferire lontano Alice Zunino, nipote della Semino, è stata una ritorsione verso il sindaco che aveva rifiutato di farsi visitare e quindi di dimettersi. E’ stato Bagnasco a chiamare Lugano per accordare l’appuntamento in un bar: è difficile dire che fosse inconsapevole delle intenzioni della Albano poiché è sempre stato informato. E’ poco credibile che il motivo dell’incontro fosse una pratica edilizia: Lugano ha ammesso che la finalità era far licenziare Alice Zunino. Non è infine credibile che Bagnasco non abbia sentito nulla della richiesta di Albano a Lugano”
Infine, il pm ha spiegato che se Albano, nel 2020, avesse vinto le elezioni (“sembrava avere ottime chance”) per lei sarebbe scatta “una misura cautelare” poiché avrebbe potuto inquinare le prove tornando alla guida del Comune.








