Il centro di documentazione della Benedicta

Il 23 marzo Regione, Provincia, Comune di Bosio e altri enti faranno un sopralluogo a Capanne di Marcarolo per valutare la situazione del Centro di documentazione della Benedicta, un cantiere aperto 15 anni fa, nel 2011, a ridosso di quel che resta della cascina distrutta dai nazifascisti nel 1944. Proprio in occasione della commemorazione in programma il 12 aprile si vedrà se la struttura sarà finalmente aperta al pubblico ma i dubbi, a oggi, restano. Sul punto, Regione e Provincia non chiariscono: finora non forniscono date né cifre su quanto costerà allestimento dei locali, che tocca all’amministrazione regionale dopo la Palazzo Ghilini, con enorme fatica, è riuscito a chiudere l’attività edilizia e impiantistica. A oggi, spiegano da Torino e Alessandria, la spesa ha superato 1,9 milioni di euro, oltre gli 1,8 milioni indicati sul sito della Regione, mentre vent’anni fa, la legge regionale istitutiva del Centro di documentazione, stanziava 750 mila euro.

Per riempire quella che a oggi è una scatola vuota, secondo i dati forniti dalla Provincia a fine 2025, servono altri 212mila euro ma non è chiaro se la Regione li abbia stanziati. L’agilità dei locali sarebbe stata rilasciata ma resta anche un altro problema: chi gestirà l’edificio? Le convenzioni tra gli enti sono tutte scadute da anni e mai rinnovate. Lo scorso anno Daniele Borioli, presidente dell’Associazione Memoria della Benedicta, candidata proprio alla gestione del Centro, aveva ricordato che serviranno fondi anche per questo compito negli anni futuri.

Il centro è stato pensato come riferimento per la memoria della Resistenza sull’Appennino e della popolazione di Capanne ma la collocazione è stata da più parti contestata.