Avevano sentito parlare in famiglia del Forte di Gavi come campo di prigionia e l’avevano visto solo nelle foto. Sabato, i parenti degli ufficiali inglesi e dei paesi del commonwhealt che tra il 1942 e il 1943 vennero rinchiusi nella fortezza gaviese hanno potuto visitare questo luogo e  immaginare cosa hanno provato i loro genitori e nonni. L’occasione è stata la presentazione, nell’enoteca comunale di Gavi dell’edizione italiana di “Un uomo in fuga“, libro scritto dall’antropologo americano David Guss e dedicato alla vita di Alastair Cram, ufficiale inglese che organizzò una delle sue 21 fughe dai campi di prigionia nazifascisti, durante la Seconda Guerra mondiale, proprio dalla fortezza della Val Lemme, alla quale è dedicato un terzo del libro. Come ha raccontato Guss, molti libri di autori stranieri citano il Forte di Gavi ma quest’ultimo non ha la stessa fama di Colditz, in Germania, citato in decine di testi e in un film. “Forse perché – ha spiegato l’autore – da Colditz sono state organizzate 170 fughe, da Gavi solo quella della primavera 1943, la più grande dal un campo di prigionia dell’Asse”.

Gli Amici di Gavi e del Forte con i parenti degli ex prigionieri della fortezza

Furono infatti ben undici gli ufficiali di sua maestà britannica che attesero otto mesi, durante i quali scavarono un tunnel dalla loro cella a una vasca di raccolta delle acqua, prima di tentare l’evasione che riuscì, ma solo per poco tempo perchè poco dopo vennero tutti catturati. “Gavi – ha detto Guss – è stata vittima del proprio successo”. I discendenti dei prigionieri sono arrivati a Gavi da mezzo mondo: Sud Africa,  Nuova Zelanda e  Gran Bretagna “Per tanti anni – ha raccontato Elisabeth Whitby, figlia dell’ufficiale Audrey Whitby – ho aspettato di poter venire a Gavi per conoscere finalmente il Forte E’ stato un peccato, però, che la cella dove è stato mio padre sia chiusa al pubblico”. Ronnie, sudafricano, è il pronipote di Buck Palm, uno di coloro che, abituato al lavoro in miniera, fu autore dello scavo del tunnel usato per la fuga. Un altro ufficiale sudafricano era Bob Patterson: la figlia Ann, come ha spiegato, anche lei attendeva da una vita di vedere dove suo padre era stato detenuto, luogo di cui suo padre aveva conservato una foto  dell’epoca. La donna ha visitato il Forte proprio nel giorno del compleanno di suo padre. Fra i parenti degli ex prigionieri, Robin, neozelandese, figlia di Jim Craig, e Caroline, nipote di Alastair Cram. L’evento di sabato è stato organizzato dall’associazione Amici di Gavi e del Forte, dal Comune e dal Consorzio tutela del Gavi.

CONDIVIDI
Articolo precedenteAddio all’ex sindaco Candia, pilastro della confraternita dei Rossi
Articolo successivoNovi, atti osceni vicino all’asilo: denunciato un 60enne novese