Il monte Tobbio

Un’altra beffa per il territorio montano alessandrino e non solo. La Regione ha ridotto di oltre 1 milione per il 2026 il Fondo regionale per la montagna, soldi destinati a sostenere le Unioni montane, a garantire i servizi nei territori alpini e a finanziare interventi dedicati alla valorizzazione e allo sviluppo delle aree montane.

Come evidenzia la consigliera regionale Monica Canalis (Pd), il Fondo, istituito nel 2019, era stabilizzato “su una spesa storica di 10,5 milioni di euro, che dal 2026 saranno solo più 9,3 milioni”. 

La terza Commissione del Consiglio regionale, presieduta da Claudio Sacchetto, ha espresso a maggioranza parere favorevole al riparto del Fondo regionale per la montagna 2026, un provvedimento che mette a disposizione complessivamente, per l’appunto, 9 milioni e 300 mila euro. La somma, come ha spiegato l’assessore Marco Gallo, sarà resa disponibile in due momenti: attualmente risultano già assegnabili 5,2 milioni di euro, mentre la restante quota di circa 4,14 milioni di euro potrà essere utilizzata soltanto dopo l’effettiva disponibilità delle risorse sul bilancio regionale.

La parte immediatamente finanziabile, spiegano da Torino, sarà destinata soprattutto al funzionamento delle Unioni montane e al personale impegnato nelle funzioni delegate dalla Regione. In particolare, 2,8 milioni di euro andranno a coprire una parte delle spese per il personale dipendente, mentre 2,3 milioni di euro saranno destinati alle spese di funzionamento degli enti montani.

Uno scorcio dell’alta Val Borbera

Le ulteriori risorse, una volta disponibili, saranno utilizzate secondo un ordine di priorità: prima il completamento del finanziamento delle spese di funzionamento delle Unioni montane, poi il sostegno ai progetti presentati dagli stessi enti nell’ambito del Programma annuale della montagna e infine gli interventi destinati allo sviluppo, alla promozione e alla valorizzazione dei territori montani. Il riparto tiene conto di diversi elementi: la popolazione residente, la superficie dei territori interessati, le fasce altimetriche e anche l’Indice composito di fragilità comunale elaborato dall’Istat, uno strumento che misura la situazione di debolezza dei comuni sotto il profilo territoriale, ambientale e socio-economico. Tra i criteri adottati figurano quindi anche quelli legati alle maggiori difficoltà che caratterizzano alcune aree interne e marginali.

“Dopo le polemiche sulla riforma Calderoli – commenta Canalis -, ora arrivano anche i tagli della Giunta Cirio. Infatti, non solo alcuni Comuni piemontesi hanno perso lo status di montanità e permangono incertezze sul FOSMIT (Fondo per lo sviluppo delle montagne italiane, di provenienza nazionale), ma oggi in terza Commissione consiliare l’assessore Gallo ha confermato un taglio del Fondo regionale per la montagna, istituito nel 2019 e stabilizzato su una spesa storica di 10,5 milioni di euro, che dal 2026 saranno solo più 9,3 milioni. Un milione in meno che l’assessore Gallo intende compensare con 2 milioni una tantum in più nel 2027, tratti dalle residualità del bando residenzialità. Nel 2026 le unioni montane riceverebbero 9 milioni e nel 2027 11 milioni, fermo restando che la spesa storica sul fondo regionale montagna si abbasserebbe da 10 a 9 milioni. Un’altra scelta della destra che penalizza le terre alte. Per questo il PD in commissione ha votato contro il parere preventivo sulla delibera di Giunta riguardante il riparto 2026La montagna non può pagare i disastri della gestione della sanità che stanno scuotendo il bilancio regionale”.