“Dissi “no” a Totò Riina ma poi dovetti andarmene dalla Sicilia”

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Nuccio Firrarello

“Dissi “no” a Totò Riina. Fondai un’associazione sociale per il recupero dei giovani a Gela. Mi scassinarono il ristorante mandandomi in rovina e poi dovetti andarmene dalla Sicilia, per guadagnarmi da vivere per me e per la mia famiglia, girando per tutta l’Italia facendo il cuoco. Mai pagai mai il “pizzo”, ma persi molto di più, a cominciare dalla mia terra”-.

Nuccio Firrarello ha 69 anni e vive a Novi da 5. Una vita avventurosa alla perenne ricerca della normalità e della libertà. Oggi è pensionato, dopo una vita trascorsa a fare il cuoco, prima in Sicilia abbinando la passione per la scrittura di testi per canzoni che coltiva tutt’oggi. Molte le soddisfazioni, non solo con le canzoni per bambini. Scrisse ad esempio la canzone “Dora”, eseguita dal cantante svizzero – francese Beny Cool, dedicata a Dora Moroni, la soubrette che si vide stroncare la carriera da un incidente automobilistico subito in auto con il presentatore Corrado.

“Quando mi sposai la prima volta ed ebbi tre figli che oggi vivono a Genova – racconta il signor Nuccio – aprii tra mille difficoltà un ristorante – pizzeria a Gela. Ma per 3 anni non ebbi vita facile. Non si dormiva mai tra spari, esplosioni e morti sull’asfalto. Era il feudo della famiglia Inzirillo che poi erano solo “soldatini” che facevano capo al clan dei Madonia. Di solito i veri mafiosi non si espongono mai. Mandano appunto avanti i loro soldatini. Facevo fatica a guadagnare il pane per me e la famiglia. Ma “quelli” da me volevano il pizzo che mai versai. Venivano tute le sere a mangiare e bere senza pagare una sola volta. Io lottavo per una Sicilia diversa e fondai l’associazione di volontariato “Servirti” per aiutare le famiglie bisognose ma vennero anche qui a chiedermi il pizzo, senza però ricevere una lira Anche i crimini questa gente non li commette mai direttamente. Il solo Riina andava personalmente a far fuori le persone”-.

Indirettamente lei ha avuto contatti con il “capo dei capi”, da poco scomparso.

“Mentre cercavo nelle campagne tra Vittoria e Gela uno spazio da dare ai ragazzi della mia associazione – prosegue – fui contattato da una persona che mi propose un cascinale. Era “’u sensali” – il mediatore che gestiva molte proprietà che Totò Riina possedeva anche nelle zone di Ragusa, Caltanissetta e Gela. Come avrei potuto accettare?”.

“Se subii mai violenza diretta? – Ricorda: – Una volta entrò nel locale uno di questi individui  del pizzo, ubriaco fradicio. Continuò a bere e a insultare tutti. Persi la pazienza e lo cacciai a calci. Poco dopo era davanti al ristorante con una bomba in mano. Per fortuna intervenne appena in tempo un’auto della polizia che lo arrestò. Visto che però non c’era scappato il morto, fu rilasciato. Può bastare? Insomma me ne andai dalla Sicilia per fare il cuoco per famiglie benestanti in varie regioni. Fui anche a servizio dalla famiglia del calciatore Roberto Bettega. Ma diedi sfogo alla mia voglia di libertà continuando a scrivere testi. Sono socio onorario della Siae, ho scritto molte canzoni di successo per bambini e ho collaborato, fin dagli anni ’60, con personaggi importanti: Nico dei Gabbiani, l’autore Pilat, il maestro Franco Chiaravalle e Italo Janne tra gli altri”-.

“Cosa vuole… – conclude – mi iscrissi tardi alla Siae perché da giovane con 50 mila lire ricevute per una canzone che cedevo ad altri, campavo un mese”-.

In questo periodo Nuccio Firrarello sta partecipando con una sua canzone al concorso “Musica contro tutte le mafie”, promosso anche attraverso Facebook dall’associazione “Libera” di Don Luigi Ciotti. Si intitola “Liberi” ed è cantata da Samuela Giorgianni, la musica è di Stefano Burbi, compositore ed esecutore di musica sinfonica. (in collaborazione con Ferdinando Rossini).

È un po’ la storia della sua vicenda personale: ”Spine di fico d’india sono, lingue come serpenti sono, veleno di lupara sono, uomini senza cuore sono. Noi figli ci rialzeremo da ogni parte dell’Italia, la testa non l’abbasseremo. Noi saremo uomini liberi…”-.