Affrontare una diagnosi oncologica è una prova sospesa tra paura e speranza. Scoprire di avere due tumori diversi, contemporaneamente, trasforma quella prova in una montagna che sembra insormontabile. È la sfida che ha dovuto raccogliere Luciana, una paziente presa in carico dall’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Alessandria, colpita nello stesso momento da un adenocarcinoma al colon destro e da un tumore al rene destro. La risposta della sanità piemontese è stata un capolavoro di precisione chirurgica e coordinamento clinico: un unico intervento multidisciplinare, interamente eseguito con piattaforma robotica. Una scelta d’avanguardia che ha permesso di trattare entrambe le neoplasie in una sola seduta operatoria, risparmiando alla paziente il trauma di due diversi ricoveri, due anestesie generali e due convalescenze separate.
Il delicato intervento si è svolto in due atti consecutivi. La prima parte ha visto protagonista l’équipe di Chirurgia Generale. I medici hanno eseguito un’emicolectomia destra oncologica applicando la tecnica della Complete Mesocolic Excision (CME). Questo approccio moderno consente di rimuovere il tratto di colon malato insieme a tutti i linfonodi e ai tessuti di drenaggio circostanti, garantendo la massima radicalità oncologica e riducendo al minimo il rischio di recidive. Per unire i tessuti in massima sicurezza, i chirurghi si sono affidati alla tecnologia: la perfusione del sangue nell’intestino è stata monitorata in tempo reale grazie alla fluorescenza con verde di indocianina (ICG). Questo “colorante” speciale ha permesso di verificare la perfetta vitalità dei tessuti prima di procedere all’anastomosi (il ricongiungimento dei due tratti intestinali), azzerando i margini di errore.
Subito dopo è entrata in azione l’équipe urologica. L’obiettivo era asportare il tumore renale salvando l’organo. I chirurghi hanno eseguito una nefrectomia parziale robotica con una tecnica definita “zero ischemia”: il tumore è stato rimosso senza la necessità di clampare (interrompere) l’afflusso di sangue al rene. Mantenendo l’organo costantemente vascolarizzato durante l’asportazione, è stata tutelata al massimo la sua funzionalità futura. L’operazione si è conclusa con la ricostruzione del tratto intestinale eseguita interamente all’interno dell’addome, sfruttando la massima mininvasività del robot. La contemporaneità di un tumore colorettale e di uno renale è una condizione clinica relativamente rara e fortemente complessa da gestire sul piano organizzativo. Tuttavia, a poche settimane dalle dimissioni, il follow-up conferma il successo della strategia: Luciana è in ottime condizioni generali, ha recuperato pienamente le sue funzioni biologiche e, senza disturbi significativi, è già ritornata alle sue normali attività quotidiane. Questo caso di successo non è un miracolo isolato, ma il risultato di una visione strategica. L’AOU AL, primo IRCCS pubblico del Piemonte (Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico), dimostra così la sua forte vocazione per la chirurgia oncologica ad alta specializzazione.
L’intervento in doppia équipe è stato eseguito dai chirurghi Igor Monsellato e Federico Sangiuolo della SCDU Chirurgia Generale (diretta da Marco Lodin) e dagli urologi Armando Serao (Direttore della SC Urologia) e Andrea Di Stasio. Un risultato ottenuto anche grazie al lavoro del DAIRI (Dipartimento Attività Integrate Ricerca e Innovazione), che coordina l’integrazione tra assistenza medica, tecnologie robotiche di ultima generazione e ricerca clinica, trasformando l’innovazione scientifica in cure immediate e personalizzate sul paziente.








