Torri eoliche (immagine di repertorio)

Preoccupazione unita all’urgenza, i motivi che ci inducono a rivolgere l’appello e le sollecitazioni espressi nella lettera aperta che pubblichiamo qui di seguito, già recaitata ai destinatari. Il 22 luglio si chiuderà la finestra di tempo entro la quale tutti possono inviare al ministero le proprie osservazioni (e intanto, vi segnaliamo la pagina sul sito del ministero in cui si possono leggere le istruzioni e scaricare il modulo. il link è https://va.mite.gov.it/it-IT/ps/Procedure/InvioOsservazioni).

ai signori sindaci dei comuni più coinvolti dal progetto – ai signori presidenti delle Unioni montane Terre Alte, Borbera e Spinti, Valli Curone Grue Ossona – al signor presidente della Comunità montana Oltrepò pavese – al signor presidente della provincia di Alessandria

Dallo scorso 23 maggio, sul sito del Ministero dell’Ambiente, nell’ambito della procedura di valutazione ambientale del progetto di impianto eolico industriale “monte Giarolo”, sono consultabili le integrazioni documentali e le note di replica alle richieste in tal senso formulate dai vari enti (per farvi fronte il proponente aveva chiesto ed ottenuto una sospensiva di 90 giorni dei termini di legge). Poiché il 23 maggio è stato anche pubblicato sul sito ministeriale l’avviso al pubblico, si è aperta la finestra di 60 giorni (con scadenza il 22 luglio) durante la quale tutti gli interessati (amministrazioni, associazioni, cittadini) potranno far pervenire al ministero le loro osservazioni.

Cresce la preoccupazione: le dichiarazioni di contrarietà al progetto provenienti non solo della totalità delle espressioni della società civile ma anche dai vari livelli delle istituzioni territoriali – Comuni, Unioni, Provincia, consiglieri regionali di vario orientamento – finora non sono servite a far desistere il proponente da un progetto di enorme e irreversibile impatto ambientale, elaborato senza curarsi di instaurare un qualsivoglia contatto con il territorio e i suoi rappresentanti.

Prassi questa ormai generalizzata in tutta Italia, in stridente contrasto con la protesta, sempre più diffusa e determinata, dei territori colpiti da simili forme di speculazione energetica. Essa, oltre a minacciare l’integrità degli ambienti naturali e delle economie che ruotano intorno ad essi, si configura come una sorgente di ingiustizia sociale: il nostro territorio appenninico, se mai sarà realizzato il progetto “monte Giarolo”, definito “parco eolico”, ma in realtà un gigantesco impianto industriale (di cui sono ormai conoscibili i principali dettagli progettuali, cfr ad esempio i link qui riportati in calce al nostro appello), dovrà subire non solo un enorme danno ambientale ed economico, ma anche un vulnus democratico, una gravissima prevaricazione delle prerogative decisionali di chi vi abita, vive e lavora, un aspetto che solo superficialità, scarsa informazione o malafede possono liquidare semplicisticamente come sindrome “nimby”.

L’inderogabile necessità di tutelare i territori montani interessati dal progetto è stata appena confermata nella versione definitiva di un decreto ministeriale lungamente atteso, quello che tra pochi giorni fornirà alle regioni le linee guida per definire le aree idonee: all’art. 7 si legge che “sono considerate non idonee le superfici e le aree che sono ricomprese nel perimetro dei beni sottoposti a tutela ai sensi del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42”, aree come l’alto appennino delle valli Borbera e Curone, tutelato dal 1986 dal cosiddetto “decreto Galasso” o l’oltrepò montano, tutelato da analogo provvedimento risalente al 1968. Purtroppo questa norma potrà applicarsi solo ai futuri progetti, perché sono fatte salve le procedure già in corso.

Per le modalità con cui sono proposti e per le loro intrinseche caratteristiche, progetti come l’impianto eolico “monte Giarolo” contraddicono i proclamati intenti dei promotori di perseguire in tal modo la riduzione delle emissioni di CO2, e rappresentano invece un obiettivo freno al necessario sviluppo partecipato e sostenibile delle energie rinnovabili .

Gli abitanti delle valli Borbera e Curone, gli operatori economici, albergatori, allevatori, agricoltori, produttori di prodotti di pregio e di valore identitario; le associazioni culturali, ambientali, naturalistiche, i numerosissimi escursionisti che percorrono la Via del Sale, il Cammino di San Michele, il Cammino Piemonte Sud e la vasta rete sentieristica che rappresenta un richiamo sicuro e in espansione costante; tutti questi e altri soggetti che sui pregi naturalistici e sui valori storici e culturali di questo territorio hanno investito economicamente e affettivamente, stanno vivendo con grande angoscia questo momento, in cui si corre il rischio di compromettere definitivamente un mondo di valori collettivi a vantaggio degli interessi speculativi di soggetti privati.

Appello

La recente assemblea a Cabella sull’eolico

Si tratta di questioni serie e urgenti: perciò proponiamo questo pubblico appello, rivolto ai rappresentanti istituzionali di tutti i livelli che in questi mesi hanno espresso, con dichiarazioni ufficiali, sui media e negli incontri organizzati dal Comitato per il territorio delle Quattro Province, a San Sebastiano Curone e Cabella Ligure, una netta e inequivocabile contrarietà al progetto in questione.

Pochi mesi fa, a Pitigliano, nella Maremma toscana, per dire “no” ad un impianto eolico il comune si è unito alla popolazione, favorendo e supportando la stesura, la raccolta e l’inoltro di osservazioni formulate da oltre 500 singoli cittadini, ciascuna delle quali, a riprova di una mobilitazione collettiva e consapevole, è stata poi presentata al MASE e protocollata dal ministero (vedi in nota).

Chiediamo ai nostri amministratori di ispirarsi a questo esempio, e comunque di attivarsi con forza e decisione per mostrare in modo ancor più chiaro e plastico la loro posizione.

Oltre a elaborare e depositare le osservazioni al progetto (svolgendo i necessari approfondimenti su tutte le tematiche coinvolte, a partire dalla verifica del rispetto dei vincoli esistenti – in proposito a nome del nostro Comitato abbiamo appena inviato al ministero una nota concernente gli aspetti giuridici, che auspichiamo siano approfonditi anche dagli enti locali e dalla regione Piemonte, della cruciale questione del vincolo nell’intorno di 50 metri dai crinali, nota già pubblicata sul sito del MASE, visibile al link https://va.mite.gov.it/File/Documento/1077011) perchè non recarsi anche presso il Ministero, in numerosa e determinata delegazione, indossando le fasce tricolori, insieme a quei rappresentanti della società civile che vorranno e potranno prendervi parte, per ribadire le ragioni della contrarietà a un progetto che avrebbe, come si è detto, conseguenze gravissime e irreparabili per il nostro territorio ?

Non è più possibile indugiare, occorre che la voce della politica si faccia sentire con la massima forza, traducendo in azioni e iniziative concrete le dichiarazioni di contrarietà fino ad oggi espresse.

Fiduciosi che questo nostro appello non cadrà nel vuoto, porgiamo i più distinti saluti.

Comitato per il territorio delle Quattro Province