Il nuovo piano regolatore annullato e tutti gli interventi edilizi realizzati dal 2012 sotto esame. E’ la situazione urbanistica di Fraconalto dopo che nel 2024 il Consiglio di stato aveva annullato la variante strutturale al piano regolatore approvata 12 anni prima dal Consiglio comunale. Proprio il voto dell’assemblea era finita al centro del ricorso presentato da Carlo Bisio, che si era visto negare l’edificabilità di un suo terreno al contrario di quelli limitrofi. Il problema è che queste ultime aree appartenevano all’epoca alla madre e alla nonna di una consigliera comunale di maggioranza, Cristina Balbi. In Consiglio comunale la donna aveva votato a favore mentre, rileva la sentenza del Consiglio di Stato, la legge, sin dal 1915, “sancisce espressamente l’obbligo per gli amministratori locali di astenersi dal prendere parte alla discussione e alla votazione di delibere riguardanti interessi propri e di parenti e affini sino al quarto grado”. Nessuno aveva fatto rilevare l’incompatibilità della Balbi, nemmeno l’allora il segretario comunale né gli amministratori comunali.

Non solo: il terreno di proprietà di Bisio si era visto negare l’edificabilità poichè il Comune lo aveva ritenuto a rischio dissesto ma aveva previsto nella stessa area la costruzione di un parcheggio. Situazione evidenziata da Bisio nel ricorso. Il Comune non aveva replicato poiché, curiosamente, non si era costituito in giudizio per difendere la variante.

Il sindaco Francesco Di Vanni ha risposto all’interrogazione presenta dal consigliere di opposizione Adriano Bavastro, con quale si chiedevano chiarimenti sugli effetti della sentenza di due anni fa. E’ emerso che, con l’annullamento della variante, è tornato il vigore il piano regolatore precedente il voto del 2012 e quindi tutte le modifiche successive sono venute meno. Il Comune ha avviato una verifica degli interventi edilizi e dei permessi di costruire rilasciati in seguito all’approvazione della variante approvata 14 anni fa. Quelli conformi al precedente piano sono ovviamente legittimi. Il Comune, ha precisato il sindaco, “può annullare i provvedimenti se c’è un interesse pubblico concreto e attuale”. Tramite l’Unione montana Val Lemme il Comune chiederà alla Regione i fondi per una nuova variante.