Da lunedì Cassano Spinola e Gavazzana saranno un Comune unico, per ora guidato da un commissario prefettizio, Raffaele Riccardi, in attesa delle elezioni. La procedura della fusione è andata avanti nonostante le dure contestazioni arrivate da Gavazzana nell’ultimo anno, a partire dall’esito del referendum del novembre 2016. Dodici mesi nei quali la Regione di tutto ha fatto tranne che ascoltare i gavazzanesi, vittime di quello che stato definito stamattina, nella conferenza stampa convocata dall’ormai ex sindaco Claudio Acerbi con gli ex assessori Renato Bellingeri e Marcello Busseti, “un vero e proprio scaricabarile da parte dell’amministrazione regionale”, che con il vicepresidente Aldo Reschigna è riuscita, nella risposta all’interrogazione presentata dal consigliere regionale Massimo Berutti, a raccontare una grossa bugia: dopo il referendum consultivo di un anno fa, che ha visto il No prevalere largamente (a Cassano invece hanno vinto i Sì), l’amministrazione di Gavazzana, all’epoca guidata da Claudio Sasso, non avrebbe fatto nulla per interrompere l’iter della fusione, avviato dalle delibere dei Consigli comunali dei due paesi nel 2015, per questo sarebbe stato impossibile anche solo sospendere la legge del marzo 2017 che dava il là alla creazione dell’unico Comune.

I membri della ormai ex giunta di Gavazzana: da inistra, Marcello Busseti, il sindaco Claudio Acerbi e Renato Bellingeri.

“Innanzitutto – ha spiegato Acerbi – nella delibera del 2015 si chiedeva l’avvio della fusione a una condizione: solo in caso di esito positivo del referendum comunale a Gavazzana. Soprattutto, però, il 17 novembre 2016, preso atto dell’esito della consultazione, il sindaco Sasso e il Consiglio comunale suggerivano alla Regione di far rispettare la volontà dei cittadini. C’è un atto ulteriore: il 5 dicembre successivo Sasso, dimissionario, rispondeva alla richiesta di chiarimento di Reschigna invitando il Consiglio regionale a non proseguire nell’iter della fusione”. Da lì è cominciato un inspiegabile silenzio della Regione alle richieste arrivate da Gavazzana, sia da parte della giunta che del Consiglio regionale, “che non hanno rispettato la volontà dei nostri cittadini, arrivando a quella che è una incorporazione forzata, non una fusione tra due Comuni”, ha detto ancora Acerbi. Non più il Comune ma il comitato per il no alla fusione promettono battaglia. Già è in piedi l’istanza presentata alla Presidenza del Consiglio dei ministri che chiede di valutare la costituzionalità della legge regionale che impone la fusione, non tenendo conto della volontà dei gavazzanesi. “Inoltre – ha continuato Acerbi – impugneremo al Tar ogni atto successivo della Regione relativo alla fusione e puntiamo a rivolgerci anche alla Corte europea di giustizia e al Capo dello Stato”. Il nuovo Comune, che si chiamerà Cassano Spinola, nasce sotto i peggiori auspici, “per colpa di leggi fatiscenti che colpiscono la volontà di una popolazione e per il comportamento superficiale delle nostre forze politiche”.

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