bretella autostradale A7-A26

Stangata in arrivo per il Comune di Novi Ligure. Il Tribunale amministrativo regionale (Tar) lo ha condannato a pagare 68 mila euro alla Mychef Ristorazione Commerciale S.p.A, oltre agli interessi a partire dal maggio del 2011. I giudici a fine marzo hanno sentenziato sul ricorso presentato sei anni fa dalla società che nel 1997 aveva vinto la concessione per la gestione dell’area di servizio Marengo Nord, lungo la bretella autostradale tra la A7 e la A26, gara indetta da Autostrade per l’Italia.

La stazione di servizio Marengo nord
La stazione di servizio Marengo nord

Il concessionario nel 2010 aveva ottenuto dal Comune il permesso di demolire e ricostruire a sue spese l’edificio dove si trovano il ristorante e gli spazi commerciali dell’area. Dal municipio novese era arrivata una prima richiesta di versare 48 mila euro, a titolo di monetizzazione di standard pubblico, soldi che per legge vanno al Comune in cambio di spazi pubblici che non vengono ceduti all’ente ma restano nella disponibilità del costruttore. Al momento del rilascio del permesso di costruire alla società venivano richiesti altri 68.006,29 euro per oneri di urbanizzazione, anch’essi versati ma oggetto del ricorso. I legali della Mychef Ristorazione Commerciale hanno infatti sostenuto che tale somma “non sarebbe dovuta con riferimento a tutte le opere pubbliche o di interesse generale quali possono considerarsi le infrastrutture autostradali; l’opera è stata realizzata per conto di Autostrade s.p.a. (società pubblica, ndr) ed è destinata a rimanere di proprietà pubblica”.

Tesi condivisa al 100% dai giudici del Tar: i lavori realizzati nell’area Marengo Nord sono “destinati a entrare nella disponibilità di soggetti pubblici (cioè Autostrade per l’Italia, ndr) nell’ambito di un sistema concessorio, senza che sia previsto che il privato da ultimo affidatario e realizzatore del bene ottenga ristoro alcuno dell’investimento realizzato”. Non solo: “La realizzazione di infrastrutture delle piazzole di sosta autostradale (per le quali sono prescritti tassativi requisiti sia di struttura, che di funzione e attività) accede e completa il servizio autostradale nel suo complesso, rispondendo così a una finalità pubblica che travalica l’interesse imprenditoriale del singolo gestore e che può ricondursi al concetto di interesse generale”. In sostanza, la ricostruzione dell’edificio dove si trova il ristorante dell’area di servizio e gli interventi connessi non sono stati realizzati nell’interesse esclusivo di Mychef Ristorazione Commerciale ma di Autostrade per l’Italia, soggetto pubblico, e quindi della collettività, per cui gli oneri non erano dovuti come avviene per tutte le opere pubbliche. Da qui la condanna del Comune a restituire i 68 mila euro con relativi interessi maturati in sei anni, oltre al pagamento delle spese legali, pari a 2.500 euro. La sentenza può essere impugnata davanti al Consiglio di Stato.