Il fango nel Gorzente a valle della diga della Lavagnina (immagine di repertorio)
Il Gorzente invaso dal fango nel settembre 2024

Ordinanza del ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica nei confronti di Iren. La società che gestisce il lago della Lavagnina  a Casaleggio Boiro dovrà fare una campagna di monitoraggio per accertare l’esistenza di un danno all’habitat del Gorzente e del Piota nei tratti invasi dal fango lasciare defluire, a partire dalla primavera del 2024, dall’invaso durante i lavori sullo scarico di fondo. Una situazione avvenuta all’interno della zona speciale di conservazione Capanne di Marcarolo, segnalata nel settembre successivo dal circolo Ovadese Valli Orba e Stura allo stesso ministero, indicando la presenza di “gravissimo danno ambientale” con una moria di pesci e “la distruzione dell’intero ecosistema bentonico”. Alla fine dello scorso anno l’Ispra, istituto incaricato dallo stesso ministero, aveva stabilito che lo sversamento dei materiali dal fondo della diga aveva provocato “un indizio di danno ambientale“. Ora dovrà essere la stessa Iren a verificare se il danno è stato effettivamente causato, in base al piano depositato a ottobre presso il ministero e integrato a marzo su richiesta dell’Arpa poiché non era previsto, tra l’altro, il monitoraggio sui pesci. La campagna dovrà iniziare entro il mese di maggio.

A dare notizia dell’ordinanza ministeriale sono stati il circolo Pro Natura dall’Appennino Piemontese al Po e i circoli Val Lemme e Ovadese Valli Orba e Stura. I rappresentanti delle tre associazioni, Michela Sericano, Francesco Saverio Fera e Giacomo Briata, tra l’altro, contestano l’esito dell’incontro di lunedì scorso in Provincia. “Per la scarsa sensibilità ambientale, attenzione alla biodiversità e alla specificità dell’ambiente messo a dura prova dal 2024 ad oggi a causa dell’intervento di manutenzione della diga della Lavagnina ad opera di Iren – dicono – esprimiamo insoddisfazione in merito all’incontro.

La diga e il fango rilasciato nel Gorzente (maggio 2025)

Come già scritto nelle osservazioni fatte pervenire a marzo alla Regione Piemonte Direzione Ambiente, Energia e Territorio e Settore Biodiversità e aree naturali, alla Provincia, ai Comuni e alle Aree Protette Appennino Piemontese: considerato che sono trascorsi quasi due anni dal rilascio di sedimenti dall’invaso e che il corso d’acqua nel frattempo “ha lavorato”, ovvero ha eroso e trasportato a valle sedimenti fini, ha attivato il trasporto solido delle frazioni più grossolane ed è andato incontro ad una ricolonizzazione da parte della comunità biotica dell’ecosistema, si ritiene fondamentale privilegiare il miglioramento delle condizioni ambientali a prescindere dal garantire o meno la stagione turistica 2026.
Il rispetto del periodo riproduttivo dei pesci, degli habitat acquatici, della flora e della fauna diventano prioritari proprio per restituire anche ai cittadini quell’ambiente eccezionale coperto dal fango rilasciato da Iren, restituzione che non potrà avvenire in tempi brevi, ma che ci adopereremo perché sia effettuata nella maniera più ambientalmente compatibile a prescindere dai costi, che evidentemente dovranno essere a carico di Iren. I sette interventi proposti – aggiungono – non incontrano il nostro favore ed in particolare, fra i primi due che si andranno a realizzare, manca l’intervento alla diga di compensazione, punto in cui ancora a febbraio era evidente un significativo accumulo di solo materiale fine a ridosso dello sbarramento e dove è importante intervenire per ristabilire la funzione idraulica dell’opera e evitare che quel materiale vada a valle, mentre in tutti gli altri intervenire potrebbe essere persino peggio che non lasciar fare al fiume“.
Il monitoraggio richiesto dal ministero, spiegano ancora le tre associazioni, “dovrà partire nel mese di maggio e non dovrà essere ostacolato dagli interventi proposti da Iren.
Nell’attesa che si concluda l’indagine ministeriale, le nostre richieste vanno all’Ente di Gestione delle Aree Protette affinché apponga tutte le necessarie prescrizioni e vigili perché i lavori siano eseguiti con quella cautela che, a nostro avviso, non è stata posta nel 2024“.