L’Alveare che dice si, sbarca a Rocchetta Ligure

L'appuntamento è venerdì 12 ottobre a Palazzo Spinola

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A chi non è capitato di scoprire che l’alimento preferito che acquistiamo puntualmente al supermercato, è pieno di conservanti o contiene ingredienti non proprio salutari. Se poi parliamo di prodotti freschi, come latticini, frutta e verdura, ci chiediamo quanti pesticidi contengano. Meglio non pensarci. Le soluzioni sono due: o acquistare cibi biologici super certificati, oppure acquistiamo da chi ci fidiamo.

Ed è proprio questa l’idea dell’Alveare che dice si, un trait d’union che  mette in contatto produttori e consumatori on line. L’utilizzo del termine francese è voluto; questo progetto è nato in Francia sette anni fa con il nome di “La Ruche qui dit Oui!”, la start-up, sviluppata nel 2011 in Francia, che via via si è allargata in tutta Europa, dalla Spagna al Belgio, dalla Germania, all’Inghilterra, che qui prende il nome “The Food Assembly”. L’alveare è un successo fin dalla sua nascita, in Italia arriva nel novembre del 2014 partendo da Torino e, anche nel Bel Paese, il progetto prende piede, soprattutto nelle città.  Il meccanismo è semplice, basta andare sul sito  www.alvearechedicesi.it, scegliere i prodotti da acquistare e poi ritirarli nell’Alveare più vicino a casa, dove si può incontrare chi produce e chi consuma.

Insomma i produttori iscritti all’Alveare, propongono le loro specialità a chi vive nello stesso territorio, i primi producono cibi che garantiscono freschezza e genuinità come verdure, latticini, carni, salumi, mentre gli acquirenti possono escludere dalla loro dieta i prodotti industriali forniti dalla grande distribuzione. Tra i due gruppi c’è il gestore, che ha il compito di coordinare venditori e acquirenti, ma anche di “rassicurare” questi ultimi, accompagnandoli nelle aziende e organizzando incontri. Gli acquisti si fanno su internet, ma poi ciascuno andrà a ritirare la propria spesa in un luogo scelto dal gestore.

Ora “L’Alveare che dice sì” arriverà anche in Val Borbera, nello specifico a Palazzo Spinola di Rocchetta Ligure, dove venerdì 12 ottobre alle 18 sarà inaugurato con l’ “Alveritivo”, dove i produttori locali faranno assaggiare le loro specialità.

Ad accogliere gli ospiti ci sarà anche il gestore, Damiano Stabile, un bolognese che da alcuni anni vive in Val Borbera.

“Nella squadra dei produttori a km 0  nel nostro Alveare – spiega Damiano –  abbiamo: Azienda Agricola di Emanuele di Rocchetta per la carne suina, Lovotti Enrico di Albera per la carne bovina, Roberto Ferrari di Roccaforte per la carne bovina, le Braide di Roccaforte che produce verdura, frutta e ortaggi, Cuore di Pane Bio di Cabella per il pane. Alcuni produttori locali sono piccoli ed hanno poca varietà e quantità di prodotti, per questo motivo ho invitato a partecipare anche altri produttori un po’ più strutturati e un po’ più distanti come per esempio il Mulino del Borgo che propone verdura, frutta ed ortaggi,  . Il mio compito, come gestore, sarà quello di invitare i consumatori a comperare prima dai piccoli produttori e poi da quelli più grandi. Credo sia una buona opportunità, sia per chi produce, sia per chi consuma,   spesso agli agricoltori non conviene coltivare di più o, ancora peggio, la roba coltivata va in deperimento perché se non la vendono nelle loro singole forme di “spaccio” non conviene portarli sulla rete della distribuzione i cui costi sarebbero sicuramente maggiori dei ricavi”.

Come si paga?

“Con carta di credito e si passa a ritirare la spesa a Palazzo Spinola nel giorno indicato”.

E il gestore che ci guadagna?

“I prezzi li stabiliscono i produttori, loro avranno l’80% degli incassi, l’Alveare il 10%, mentre  io, in quanto gestore, avrò dei guadagni che orientativamente sono del 10% lordo dell’incasso del produttore ma che al netto di ritenute e tasse diventa più o meno il 6/7 %. “.