Ci sono difficoltà nella procedura di ripristino del torrente Gorzente, a Casaleggio Boiro, dopo i danni causati dal fango fuoriuscito dalla diga della Lavagnina durante i lavori eseguiti da Iren. In realtà, le piene degli ultimi mesi avrebbero ripulito il corso d’acqua da buona parte dei materiali sversati a giugno ma cittadini ed enti locali attendono che vengano stabilite le presunte responsabilità dell’azienda su quanto avvenuto la scorsa estate. Concluse le indagini da parte di carabinieri forestali, guardie provinciali e guardiaparco, a ottobre in Provincia è stata avviata la procedura prevista dalla legge ma al momento c’è un ostacolo: serve un’ordinanza della Regione, che al momento non c’è. In Consiglio provinciale il presidente Luigi Benzi, sollecitato dall’opposizione, ha spiegato che il ministero dell’Ambiente ha incaricato l’Ispra (l’istituto superiore per la protezione dell’ambiente) e l’Arpa di verificare la presenza di un danno ambientale nel Gorzente. Finora, si è ancora in attesa della relazione finale, senza la quale la Regione, ha aggiunto il presidente, non può emanare il provvedimento. Da più parti si sottolinea che il danno ambientale c’è stato poiché l’ambiente del Gorzente è stato modificato dalla valanga di fango rilasciata dalla diga per la quale, ha detto ancora Benzi, Iren non ha mai richiesto alcuna deroga rispetto alle prescrizioni imposte dalle Aree protette dell’Appennino Piemontese. Il tutto è avvenuto all’interno del sito di importanza comunitaria “Capanne di Marcarolo”, istituito dall’Unione europea.
Intanto, proprio le Aree protette di Bosio stanno svolgendo un ruolo di supporto alla Provincia nella procedura in questione, insieme all’Arpa. “ll Testo unico sulla tutela delle aree naturali e della biodiversità – ricordano dall’ente – individua una responsabilità ambientale in materia di prevenzione e riparazione del danno ambientale nel caso in cui gli interventi siano stati realizzati in difformità dal giudizio di valutazione di incidenza o in contrasto con gli obiettivi specifici di tutela e di conservazione contenuti nelle schede descrittive delle aree della rete Natura 2000“. La vicenda della Lavagnina sembra proprio un caso esemplare, seppure Iren abbia sempre sostenuto che lo sversamento di fango sarebbe stato causato dalle notevoli piogge avvenute nella scorsa primavera. Se verrà accertato il danno ambientale, Iren sarà obbligata a sue spese al ripristino dei luoghi oppure a eseguire opere compensative all’interno del Parco.








