Nuovo esposto denuncia del circolo Legambiente dell’Ovadese sulla situazione della Lavagnina. La diga di Casaleggio Boiro è stata nuovamente svuotata da Iren in vista dei lavori attesi da tempo e richiesti dal ministero dell’Ambiente, finora sempre rinviati per le precipitazioni che sin dallo scorso anno hanno riempito l’invaso. Come nel 2024 dal fondo della diga il fango ha ricominciato a dilavare nel corso del Gorzente oltre lo sbarramento, interessando anche il Piota. Lo scorso anno, a giugno, i laghetti frequentati da generazioni di bagnanti vennero cancellati dall’enorme quantità di materiale. Solo con le piene successive furono in parte ripuliti ma secondo l’Arpa si è verificata un’alterazione dell’habitat dei pesci del Gorzente.

Legambiente Ovadese lo scorso anno aveva inviato al ministero dell’Ambiente una denuncia segnalazione per chiedere un intervento dopo il “gravissimo danno ambientale di grandi proporzioni causato dalla ripetuta fuoriuscita di tonnellate di fango, provocando la moria di pesci e la distruzione del sistema bentonico“, cioè l’ambiente ecologico che si trova sul fondo del torrente, dove vivono specie animali e vegetali. Una situazione che si sta ripetendo anche quest’anno, sottolinea la presidente del circolo, Michela Sericano, nella nuova denuncia rivolta al ministero, sempre all’interno della zona di protezione speciale Capanne di Marcarolo, istituita per proteggere varie specie di pesci e anfibi che vivono nel Gorzente. “In un anno di tentativi di svaso – scrive Legambiente – il problema non si è risolto ed è stato causato un danno ambientale. Per questo si chiede un intervento urgente per porre fine all’inquinamento in corso, accertare le responsabilità e stabilire il risarcimento del danno all’ambiente dei corsi d’acqua interessati“.

Il ministero dell’Ambiente, ricorda Legambiente, non ha mai risposto alla denuncia dello scorso anno. Ora si spera che lo faccia con questa seconda segnalazione.

Iren ha più volte annunciato la costruzione di una barriera di contenimento del fango dentro il lago, per altro imposta dalle prescrizioni stabilite dalle Aree protette dell’Appennino Piemontese.