Gli interni della cantina di montagna di Lerma

Tutti d’accordo nel dire no alla vendita della cantina di montagna e sì al suo riutilizzo. Nell’assemblea di venerdì 13 marzo a Lerma è emersa la volontà di cittadini e amministratori di non cedere ai privati l’edificio costruito circa 25 anni fa per dare un riferimento ai viticoltori dell’Ovadese, costretti a vendere le proprie uve senza poter valorizzare il loro prodotto, in particolare il Dolcetto. L’operazione si rivelò impossibile da raggiungere poichè le uve venivano pagate troppo ai conferitori e poichè non venne organizzata una rete commerciale adeguata.

L’edificio è in abbandono da circa dieci anni e nelle scorse settimane il presidente dell’Unione montana Dal Tobbio al Colma, Giuseppe Coco, ha annunciato la volontà di venderlo per eliminare un peso dal bilancio dell’ente.

Venerdì, però, sia la minoranza consiliare di Lerma, promotrice dell’incontro, sia altri amministratori del territorio hanno chiesto di accogliere la proposta di gestione dell’imprenditore Alfredo Dabove, in ballo dal 2023, che punta alla produzione di spumante con le uve Alta Langa già dalla prossima vendemmia.

Alfredo Dabove

La prima proposta riguardava una concessione pluriennale ma l’ultima, presentata martedì scorso all’Unione, prevede un anno con comodato gratuito e spese di sistemazione provvisoria a carico dell’imprenditore. Coco ha ribadito che servono garanzie da parte del proponente per ottenere la concessione ma tutti hanno chiesto di fare il possibile per non perdere il bene e valorizzare i produttori locali.

“Dall’assemblea – dicono i consiglieri di minoranza di Lerma Gloriano Alloisio, Marina Repetto ed Emiliano Repetto – è emersa con forza una posizione chiara e unanime: no alla vendita della Cantina di Montagna e sì al rilancio del Centro di Vinificazione, preservandone la funzione originaria e mettendolo finalmente al servizio dei produttori e del territorio. La strada immediatamente percorribile è la proposta avanzata dall’imprenditore locale di avere assegnata temporaneamente la struttura, tramite comodato d’uso annuale, con l’impegno di effettuare i lavori minimi necessari al fine di consentire la riattivazione del Centro già a partire dalla prossima vendemmia per poi valutare successivamente un accordo di più lunga durata. Ora – aggiungono – la responsabilità è nelle mani dell’Unione Montana: occorre passare subito dalle parole ai fatti, assumendo decisioni coerenti con l’indirizzo emerso dalla comunità, avviando rapidamente la stipula dell’accordo che dia garanzie all’ente e consenta al più presto all’imprenditore di avviare i lavori necessari a consentire l’uso della struttura in tempi rapidi. La Cantina di Montagna deve tornare a essere ciò per cui è stata realizzata: un bene pubblico vivo, utile e al servizio dello sviluppo del territorio”.