“La situazione del personale sanitario negli ospedali della nostra provincia si può definire come una vera emergenza, un collasso del sistema che rischia di fermarsi a causa della carenza cronica di personale infermieristico, Oss, Tecnici della riabilitazione, Tecnici radiologi e di laboratorio, che avrà un impatto diretto sulla sicurezza delle cure e sull’erogazione dei servizi essenziali”. Lo sostiene Vincenzo Costantino del sindacato Funzione pubblica (Fp) della CGIL. L’allarme arriva dalle assemblee che in questi giorni si stanno organizzando in tutti presidi ospedalieri. In queste occasioni i dipendenti, in particolare infermieri e oss dei reparti di AOU e ASL AL hanno comunicato “condizioni di lavoro insostenibili, turni massacranti, riposi e ferie saltati e tutto questo a pochi mesi dal periodo estivo dove limiterà la capacità di reggere e garantire le ferie, in un quadro di estremo esaurimento e con una emergenza strutturale che vede oltre il 50% di personale infermieristico e oss che ha superato i 50 anni di età dove le soluzioni tampone certo non aiutano e la conseguenza è anche quella di una mancanza di politiche sanitarie che non tengono conto dei bisogni dei lavoratori e di conseguenza anche dei cittadini”.
Di fronte a questo forte disagio sarebbe opportuno, ricorda Costantino, “che le direzioni sanitarie aziendale e il Dipsa facessero un giro nei reparti, ascoltassero di più il personale e analizzassero seriamente i dati e del perché sono in forte aumento malattie, infortuni, richieste di mobilità e quali azioni o modelli organizzativi si intende mettere in campo per ridurre la forte insoddisfazione del personale. L’incentivo economico, pur necessario, è insufficiente, associato al sacrificio quotidiano dei lavoratori, non è più accettabile per risolvere la crisi strutturale del personale sanitario che rimane inascoltato”.

C’è poi “la fuga dal servizio pubblico di professionisti spinto da condizioni di lavoro insostenibili, elevati carichi di stress e retribuzioni non competitive, dove anche il fenomeno della scarsa attrattività della professione infermieristica, e non solo, porterà inevitabilmente al collasso del sistema sanitario”. Secondo il sindacalista, “il nodo vero è l’inesistenza della medicina territoriale. Senza personale i letti non si liberano e senza territorio i pazienti non escono e la conseguenza è che il sistema non regge più, segnando così il fallimento nella programmazione della cura e dell’assistenza. Il modello del DM 77 finanziato dal PNRR è ancora largamente incompleto. Case e Ospedali di Comunità sul nostro territorio non sono pienamente operative e senza personale queste strutture sono destinate a restare vere e proprie cattedrali nel deserto dove oggi l’unico punto di accesso sanitario sicuro rimane l’ospedale”.
La Fp Cgil Sanità chiede “impegni chiari, tempi certi e risposte immediate per dare dignità e rispetto dei lavoratori. Difendere la sanità pubblica significa investire sul personale, tutelare chi lavora. Ogni ulteriore ritardo è una responsabilità politica che non può più essere ignorata”.








