Per ora non c’è nessuno stato di agitazione ma alla Pernigotti il futuro sembra tutt’altro che roseo, nonostante il rilancio avviato nel 2022 dagli americani della Jp Morgan. Le rappresentanze sindacali unitarie (Rsu) dell’azienda di Novi Ligure fanno il quadro della situazione, tutt’altro che positiva, tra cassa integrazione, macchinari vecchi e carenza di ordini. Di recente la proprietà ha acquistato dai turchi Toksoz l’immobile che ospita la fabbrica di viale della Rimembranza
“Come RSU Pernigotti, accogliamo l’acquisto dell’immobile a Novi Ligure come un atto formale necessario, ma siamo costretti a denunciare che, ad oggi, si tratta di un guscio vuoto. Un contenitore senza contenuto non garantisce il futuro: senza l’acquisto immediato di nuovi macchinari, restiamo prigionieri di tecnologie obsolete che rendono il lavoro insostenibile per un personale dall’età media elevata e ci tagliano fuori dalla competizione di mercato.
La realtà – aggiungono – che viviamo è distante anni luce dai comunicati entusiastici della proprietà: siamo in Cassa Integrazione per 12 settimane, un fatto passato sotto silenzio che smentisce nei fatti la realizzabilità del piano industriale presentato. Mentre si celebrano successi di facciata, assistiamo a uno svuotamento scientifico del nostro sito: la sede legale resta a Novi, ma la ‘testa’ dell’azienda è stata spostata a Pozzaglio, dove si riunisce il management e si tengono persino i tavoli con Confindustria. Pernigotti, un marchio di prestigio mondiale, non può essere declassata a un’appendice di Walcor”.

“Aumenta l’esasperazione, soprattutto tra gli impiegati, anche a causa di scelte gestionali incomprensibili come il cambio del sistema operativo che crea problemi in magazzino per l’approvvigionamento dei materiali per le produzioni e non ultimo ma di rilevanza il fatto che ci ha lasciati maggiormente tutti perplessi l’incomprensibile riorganizzazione, voluta dal nuovo AD, del settore commerciale e marketing. Riorganizzazione – dicono ancora le Rsu -che ha condotto alla scomposizione del gruppo di lavoro artefice della rinascita commerciale di Pernigotti, che ha portato, sotto la guida di in novese con profonda esperienza nel settore, il fatturato da 0 a 20 milioni di euro circa in soli due anni, rientrando presso tutti i principali retailers della distribuzione italiana.
Chiediamo – concludono – con forza che Invitalia, in qualità di socio e garante, intervenga immediatamente. Non basta salvare le mura: bisogna riportare gli investimenti, le macchine e il centro decisionale a Novi Ligure. La Pernigotti è nata qui e qui deve continuare a produrre, pensare e crescere. Non accetteremo che la nostra storia venga trasformata in un semplice indirizzo sulla carta intestata di una società gestita altrove”.
Invitalia è l’azienda statale che possiede una quota di Pernigotti, acquisita nel 2022 quando la proprietà passo a Jp Morgan.








