Costituito ad Alessandria il Comitato provinciale per il no al referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati. Nell’Istituto per la storia della resistenza di via Guasco ieri, 10 gennaio, è partita ufficialmente la campagna per “NO” al quesito sulla giustizia con il comitato guidato da Marco Balossino, avvocato penalista, e Mara Scagni, segretaria regionale di Cittadinanzattiva, entrambi con un passato da primi cittadini, rispettivamente, di Tortona e Alessandria. A livello nazionale, il comitato è guidato da Giovanni Bachelet.

Fanno parte del comitato provinciale CGIL, ACLI, ARCI, ANPI e Libera, i movimenti per l’acqua, quelli studenteschi, i precari della giustizia, Legambiente, Pax Christi, tutti con l’obiettivo di fermare “lo stravolgimento dell’equilibrio dei poteri”. Il rischio molto concreto è vedere il pubblico ministero finire alle direttive dei governi di turno, che gli indicheranno quali reati perseguire.

Balossino è andato dritto al cuore del problema: “Negli ultimi anni sono stati messi in discussione o in crisi tutti o quasi i pesi e i contrappesi che regolano una democrazia. Svuotando il Parlamento a colpi di decretazione d’urgenza e voti di fiducia, cosa resta per la nostra democrazia che non sia una finzione? Il popolo.

Abuso d’ufficio, Corte dei conti, premierato e poi legge elettorale… è una sequenza che indica una direzione precisa. Un CSM oggi, domani tre, con un’Alta Corte che giudica se stessa”. Ad avvalorare questa tesi, con l’autorevolezza del costituzionalista, è intervenuto Renato Balduzzi. Pur non aderendo, per “incompatibilità di ruoli”, né al comitato per il no né a quello per il sì, “anche se quello per il sì non gli è mai venuto in mente”, ha detto: “Un Paese che attacca la magistratura è già morto. Palazzo Chigi ha già tutti i poteri necessari, non gliene servono altri. Poi c’è la partita, enorme, dell’autonomia differenziata”.

La CGIL, attraverso il neoeletto Segretario generale Mirko Oliaro, porterà la battaglia nei luoghi di lavoro con momenti formativi per i delegati. Un nodo spinoso riguarda la data del voto, individuata attualmente dal governo al 22-23 marzo. “Sarà sicuramente contestata per mancanza di tempi tecnici”, hanno annunciato dal comitato, denunciando una possibile manovra per depotenziare la campagna. Balossino, in chiusura, ha ricordato che “la Costituzione che ci ha fatto vivere 80 anni in libertà ce l’hanno data ragazzi di vent’anni che ci hanno rimesso la vita”.