Lo scavo del tunnel a Cravasco

L’amianto torna a fermare i lavori del Terzo valico, proprio a Cravasco, la località del Comune di Campomorone (Genova), al confine con Voltaggio, dove nell’estate del 2015 la presenza di fibra killer fermò per vari mesi l’attività. A dare notizia del nuovo stop è il commissario di governo Iolanda Romano: “Presso il cantiere operativo ligure di Cravasco, grazie a un apposito sondaggio esplorativo in avanzamento che aveva evidenziato la presenza della vena, è stata riscontrata la presenza di pietre verdi al fronte di scavo ed è stata disposta l’immediata sospensione dei lavori in attesa dell’esito delle analisi sul campione prelevato. Non sono stati riscontrati valori di fibre di amianto in ambienta di vita, ovvero fuori dal cantiere, superiori alla soglia consentita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità di 1 fibra/litro”.

Lo smarino all’amianto scoperto nel 2015 nel cantiere ligure

Nel tunnel è stato applicato quanto disposto dal Protocollo amianto, il documento redatto nel 2013, dopo l’avvio dei lavori a Voltaggio, poiché nella progettazione del Terzo valico, approvata a tutti i livelli, non era stata contemplata la presenza di amianto nelle rocce dell’Appennino, nota a tutti i geologi specie proprio nella dove deve passare il tunnel di valico, tra il passo della Bocchetta e Arquata Scrivia. Due anni fa erano stati i comitati liguri contrari alla Grande opera, la cui utilità non mai stata dimostrata, a svelare quanto stava avvenendo nel cantiere a proposito delle discutibili modalità di trattamento delle rocce amiantifere. Nel 2016 lo scavo della “finestra” è ripreso con una serie di accorgimenti tecnici molto costosi, che stanno rallentando le operazioni per cercare di garantire le sicurezza dei lavoratori e dell’ambiente esterno al cantiere.

Un blocco del cantiere ligure da parte dei cittadini contrari al Terzo valico

“Lo smarino scavato nell’ultimo tratto – spiega il commissario Romano – è stato confinato in una apposita vasca, è stato bagnato e coperto per evitare il pericolo di dispersione di polveri, secondo il Protocollo e sotto la supervisione del dipartimento provinciale di Genova di Arpa Liguria. Nei primi giorni della settimana verranno effettuati nuovi campionamenti da parte dei tecnici Arpal per determinare se c’è presenza di amianto nelle pietre verdi e valutare l’eventuale ripresa dello scavo, seguendo gli accorgimenti a tutela dell’ambiente e salute che saranno concordati con Asl e Arpal. Fino ad allora le operazioni di scavo resteranno sospese”. Il commissario ricorda che “il rinvenimento di pietre verdi non implica la presenza di amianto nelle rocce né la presenza di amianto in aria in ambiente di vita ma, come previsto dal Protocollo amianto, comporta l’adozione di un livello di attenzione più elevato e l’attivazione di maggiori controlli. È quindi immediatamente prelevato un campione per verificare la presenza di amianto all’interno della roccia”. In Piemonte, una situazione simile a Cravasco si è già verificata a Castagnola, dove si sta lavorando con le stesse tecniche di scavo. Il Tar del Lazio non si è ancora pronunciato sul ricorso del Cociv contro le regole imposte, sulla carta, dal ministero dell’Ambiente per i campionamenti di amianto nelle rocce scavate. Quelle messe in pratica dal consorzio, in base alle legge del 161, per l’Arpa hanno un margine di errore fino al 98%.

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