
Il Teatro Giacometti di Novi Ligure pieno di gente, circa 400 persone, venute ad ascoltare Sigfrido Ranucci, giornalista conduttore di “Report”, trasmissione televisiva simbolo del giornalismo d’inchiesta. Mercoledì Ranucci, ospite dell’associazione “Per non stare a guardare”, ha presentato il suo libro “La Scelta”, dove mette insieme il racconto del suo lavoro e gli scoop di livello mondiale, come l’uso del fosforo bianco da parte degli americani nei bombardamenti in Iraq, con alcune sue vicende personali, a cominciare dal rapporto con i figli quando erano più piccoli. “La vita privata e quella pubblica sono vasi comunicanti per un giornalista”, ha detto Ranucci.
Un’attività, quella del giornalista Rai, che viene costantemente presa di mira poiché fa conoscere quello che il potere non vuole venga raccontato. Come la scoperta dei quadri d’autore tenuti nascosti dalla famiglia Tanzi per sfuggire ai creditori (60milioni di euro il valore stimato) o il colloquio in autogrill tra l’ex premier Matteo Renzi e Marco Macini, uomo dei servizi segreti. In particolare, l’intervista dove Paolo Borsellino, poco tempo prima di venire ucciso, rivelava già nel 1992 l’esistenza di un’indagine in corso sui rapporti tra Vittorio Mangano, boss di costa nostra, Marcello Dell’Utri, fondatore di Forza Italia condannato a 7 anni di carcere per i legami con la mafia siciliana, e Silvio Berlusconi. “Un’intervista – ha raccontato Ranucci – rimasta nascosta per tanto tempo e che sono riuscito a rendere nota nel 2000 ma che avrebbe avuto un altro effetto se fosse stata pubblicata all’epoca, quindi prima delle elezioni del 1994”, vinte proprio dal centrodestra guidato da Berlusconi, al quale è stato intitolato l’aeroporto di Malpensa, ha sottolineato con disappunto il giornalista.
Oppure la vicenda dei vaccini: “L’Astrazeneca era adatto a persone con più di 60 anni ma venne somministrato lo stesso a persone di età inferiore. Venne sospeso solo dopo la morte di una ragazza a Genova. L’ordine di somministrarlo non arrivò dai medici ma da un militare, il generale Figliuolo“, nominato dal governo Draghi commissario per la campagna vaccinale.
Ranucci, che vive sotto scorta per le minacce di morte ricevute, nella sua carriera ha collezionato 196 denunce, per le quali è stato sempre archiviato, prosciolto o assolto. A differenza di altri giornalisti molto vicini al potere, che in passato sarebbero dovuti finire in carcere per via del cumulo di condanne per diffamazione ma sono stati salvati dalla grazia concessa dal Capo dello Stato. Giornalisti che spesso fanno da megafono al gruppo di potere che contrasta l’attività di professionisti come Ranucci, e che diffondono dossier falsi su di lui, come nel caso dell’ex sindaco di Verona Flavio Tosi, o presentato interrogazioni basate su lettere anonime, come alcuni parlamentari di Italia Viva.
“Passo più tempo a difendermi che sul lavoro – ha concluso Ranucci – ma la gente che incontro mi dà entusiasmo per continuare a difendere il diritto di informare i cittadini“.







