Da gennaio dello scorso anno il maxi deposito della Sigemi ad Arquata Scrivia è inattivo ma ci sono due perdite di idrocarburi da risolvere. Come ha spiegato il sindaco, Alberto Basso, nella seduta della commissione Ambiente del mese scorso, convocata su richiesta del gruppo Noi per Arquata, “dall’inizio del 2024 sono operativi solo 6 serbatoi per le quantità di gasolio da stoccare per legge. La Sigemi pompa il petrolio direttamente da Genova a Lacchiarella, in Lombardia, senza bisogno di depositare più nulla ad Arquata“. A volere lo stop all’attività del sito arquatese sono stati i soci di Sigemi, ha aggiunto Basso, cioè Shell, Ip e Q8.
Sempre nel 2024, dopo il fermo dell’attività, si sono verificate le due perdite. La prima (https://www.giornale7.it/pozzi-irrigui-inquinati-dagli-idrocarburi-della-sigemi-scattano-i-divieti/) ha portato a un’ordinanza che vieta l’utilizzo di alcuni pozzi irrigui privati intorno alla Sigemi. La seconda riguarda un oleodotto a ridosso del distributore Ip lungo la strada provinciale 140. “La condotta – ha spiegato in commissione l’architetto Monica Ubaldeschi, tecnico comunale – è stata svuotata ed è stato realizzato un by pass per interrompere la fuoriuscita delle sostanze. Si è deciso di indagare anche sotto il distributore ed è stato approvato il piano di caratterizzazione, al quale dovrà seguire la bonifica”
Sul futuro dell’area Sigemi, Basso ha detto: “Speriamo che tutte le cisterne, in futuro, vengano eliminate. Ci sono 500mila metri quadri da riqualificare”. Per Arquata, come per Vignole, la presenza della Sigemi ha sempre rappresentato anche un potenziale pericolo, come dimostra la presenza di un piano di emergenza da applicare in caso di incidenti nel sito.








