Sottovalle, dieci anni fa l’addio definitivo a Gavi

Nell'estate del 2007 il voto del Consiglio regionale che sancì il passaggio ad Arquata.

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Dieci anni fa il Consiglio regionale votava il passaggio di Sottovalle da Gavi ad Arquata Scrivia, concludendo un iter avviato alcuni anni prima ma la richiesta dei residenti risaliva a molto tempo addietro, con vari tentativi andati a vuoto. Il passaggio formale sarebbe partito solo dal gennaio del 2008, con la consegna dei dati anagrafici e quant’altro da Gavi ad Arquata.

Perché i sottovallesi hanno voluto cambiare comune? Il piccolo centro abitato, rispetto a Gavi, è collocato in una sorta di “enclave” tra Carrosio e Arquata Scrivia, raggiungibile solo da questi due Comuni, distanti pochi chilometri, mentre per arrivare a Gavi ne servivano, e ne servono, quasi dieci. I servizi per gli abitanti della frazione, oltretutto, erano quasi esclusivamente ad Arquata: le scuole, i trasporti, il distretto sanitario, i medici, mentre le tasse venivano pagate a Gavi. Nel 2001 si svolse un referendum fra la popolazione, con una evidente vittoria a favore del passaggio ad Arquata ma l’amministrazione gaviese, almeno inizialmente, contrastò la richiesta. L’allora sindaco Francesco Repeto arrivò a dire che il quesito posto dai promotori del passaggio ad Arquata non sarebbe stato compreso dai troppi anziani del paese. Nicoletta Albano, all’epoca consigliere regionale di Forza Italia ma primo cittadino di fatto, in Regione fece tutt’altro che appoggiare la volontà dei sottovallesi. Il centrosinistra gaviese risultò diviso sull’argomento: gli ex Dc con l’allora consigliere provinciale e comunale Carlo Massa, in sostanza contrari, mentre i Ds erano favorevoli, non si sa per appoggiare il parere di Arquata, all’epoca governato dalla sinistra, ben felice di far propria un territorio così bello come quello di Sottovalle.

I caratteristici calanchi di Sottovalle, ora tutelati

Poi, l’amministrazione gaviese cambiò idea: tre anni dopo, nel 2004, il Consiglio comunale, così come avvenne ad Arquata, votò a favore della cessione della frazione. Nella maggioranza l’unico voto contrario arrivò da Simone Fornari e la minoranza si divise. Albano sui giornali motivò così il suo repentino cambio di opinione: “L’esperienza in Regione mi ha fatto vedere le cose in modo diverso”. E la maggioranza, naturalmente, si adeguò, non si sa se in vista delle elezioni comunali di due anni dopo, quando Albano tornò sindaco per nemmeno duecento voti: chissà quanto hanno pesato i voti dei sottovallesi, che nel 2006 difficilmente hanno votato per Massa, contrario alla cessione. Dopo i Consigli comunali toccò al Consiglio provinciale alla fine del 2005, anch’esso favorevole. Dopodiché la questione approdò in Regione: dopo un primo voto della giunta, toccò al Consiglio regionale, che si pronunciò con 34 sì e 10 astenuti. I confini vennero così rettificati. Una particolarità: Gavi, come sottolineò all’epoca Carletto Bergaglio, storico locale, contrario alla cessione della frazione, perse l’unico punto del suo territorio confinante con la Liguria.