L'ingresso di Cava Bettole a Bettole di Tortona (immagine di repertorio)

Preoccupa il silenzio della giunta regionale, guidata da Alberto Cirio, su una questione delicata come i controlli sulle fibre di amianto nell’aria nei siti di deposito dello smarino del Terzo valico dei Giovi. In particolare, nel territorio di Pozzolo Formigaro, dove le ex cave riempite con terra e roccia scavata sotto l’Appennino sono numerose. Il Consigliere regionale Pasquale Coluccio (M5s) addirittura a settembre aveva chiesto “con quale frequenza vengono effettuati i rilevamenti su aria, acqua e suolo, compresi i controlli sulle fibre di amianto, e con quale periodicità vengono aggiornati i dati accessibili alla popolazione e agli enti locali“. Da Cirio e dai suoi assessori, però, nessun riscontro sul un tema così importante per la salute dei cittadini.

“Quando si parla di aria, acqua, suolo e possibili fibre di amianto – dice Coluccio -, l’unica risposta accettabile è la trasparenza. Invece dalla Giunta regionale arriva solo silenzio. Siamo a 96 giorni oltre la scadenza e l’interrogazione resta ancora inevasa. La mia è una richiesta di chiarezza, non un favore. Ed è inaccettabile che su un tema così delicato la Giunta si trinceri dietro un muro di gomma“.
Il ritardo tocca anche un piano istituzionale: “Qui non c’è solo un problema di contenuti, c’è un problema di rispetto del Consiglio regionale e, soprattutto, delle comunità locali. Se la Giunta non risponde il messaggio che manda è preoccupante”.

Il Consigliere del M5S chiede “una risposta immediata e l’impegno a garantire un aggiornamento regolare e pubblico dei dati, in modo comprensibile e verificabile, coinvolgendo ARPA e ASL. I cittadini non possono essere informati “a intermittenza”. La trasparenza non si predica: si pratica. E quando non si pratica, qualcuno deve assumersene la responsabilità politica”.

Una situazione che fa tornare alla memoria la terribile frase pronunciata nel 2015 dall’allora dirigente del Cociv Ettore Pagani, intercettato nell’ambito dell’inchieste sulle Grandi opere: di fronte all’allarme da parte un dipendente del consorzio riferito alla presenza dell’amianto, Pagani pronunciò parole che fecero scalpore due anni dopo, quando vennero rese note: “Tanto la malattia arriva fra trent’anni…“.