Non ci sono solo le frese delle talpe meccaniche partite da Radimero nel 2017 incastrate nella roccia e la notevole presenza di gas che tiene fermo lo scavo da mesi a Voltaggio. Negli 8 fronti di scavo del Terzo valico dei Giovi considerati attivi, al contrario dei 4 precedenti, l’attività è rallentata da altri problemi. Lo ha spiegato ieri, 7 gennaio, l’assessore regionale della Liguria Giacomo Giampedrone rispondendo a un’interrogazione della minoranza targata Pd riferita in particolare al mancato rifinanziamento del decreto Asset da parte del governo. Il Cociv, secondo l’interrogazione e i mass media liguri, avrebbe chiesto altri soldi, prospettando il blocco dei cantieri, dopo i 2,2 miliardi già ottenuti tra il 2023 e il 2024.
Giampedrone, nel sottolineare che sono operativi 8 fronti di scavo su 12 (i 4 fermi sono i due da Radimero e i due da Voltaggio, entrambi lungo il tunnel da 27 chilometri), ha ricordato che gli 8 fronti attivi “risultano rallentati a causa della presenza di amianto sopra soglia nel tratto tra il fronte di Cravasco Nord e quello del cantiere di Castagnola a sud”.
L’amianto ha rappresentato il primo intoppo in occasione della ripresa dei lavori nel 2012: non era stato previsto nel progetto esecutivo nonostante fosse nota la presenza della fibra killer nell’area appenninica, per questo solo in seguito in seguito venne predisposto un protocollo di gestione dell’amianto.
L’assessore ha inoltre evidenziato che altri rallentamenti nello scavo sono dovuti a “profili geomeccanici più gravosi tra i cantieri di Cravasco, Castagnola e Val Lemme”, cioè ulteriori difficoltà nello scavo delle rocce come nella galleria di valico tra Arquata e Voltaggio.
Non ancora trovata la soluzione definitiva, infine, secondo Giampedrone, al problema della notevole presenza di gas a Voltaggio.








