Il Consigliere regionale Pasquale Coluccio (M5s) esorta i sindaci del territorio delle Aree protette dell’Appennino Piemontese a farsi sentire contro il comportamento della giunta regionale di centrodestra sul nome del futuro presidente. Cirio e i suoi assessori, compreso il valborberino Enrico Bussalino, non vogliono Gianni Repetto, scelto dai sindaci. Coluccio da settimane ha chiesto ai sindaci di richiedere di essere sentiti in Consiglio regionale sul tema, ma finora la risposta è stata tiepida. Hanno risposto solo Bosio e Carrega. Coluccio dice: “Ho trasmesso oggi a tutte le Sindache e tutti i Sindaci dell’Ente di gestione delle Aree protette dell’Appennino Piemontese la lettera aperta con cui chiedo di alzare la voce contro l’ingiustizia della mancata nomina del Presidente e di richiedere insieme un’audizione urgente in V Commissione con l’Assessore competente. Nella lettera ricordo che la democrazia si difende anche con una firma e con un “ci sto” detto a testa alta.
Nel frattempo, la Regione Piemonte prosegue per la sua strada: ha riaperto i termini del bando per la scelta del presidente fino al 25 agosto, motivando ancora una volta la decisione con la presunta “mancata intesa” tra sindaci e Regione. Tutto ciò – aggiunge – dopo che il 16 giugno i Sindaci avevano indicato all’unanimità Gianni Repetto; la Giunta ha nel frattempo prorogato il commissario Danilo Repetto e non ha mai chiarito l’identità di quattro candidati “ignoti” comparsi in una precedente riunione. Perfino le motivazioni addotte sono cambiate nei giorni: prima “mancata intesa”, poi presunto ritardo nella comunicazione degli atti, quindi di nuovo “mancata intesa”. È un pasticcio istituzionale che indebolisce l’ente e i territori che rappresenta”.
Il Consigliere Regionale dichiara: “Non è accettabile che, di fronte a una scelta unanime dei Sindaci, la Regione continui a tirare dritto piegando procedure e tempi. Si rispettino le regole e si prenda atto dell’indicazione dei Comuni. Per questo ho chiesto ai Sindaci di presentarsi uniti in V Commissione: trasparenza sugli atti, fine del commissariamento e nomina senza altri rinvii.” Nella lettera ai sindaci Coluccio scrive: “Tra i nostri monti, celebriamo i Martiri della Benedicta, ragazzi che hanno sacrificato la propria

vita in nome della libertà e della democrazia.
Il coraggio di quelle giovani vite ci obbliga alla coerenza. La memoria non è una cerimonia: è il filo che lega i caduti della Benedicta alla nostra condotta di oggi, qui, nelle nostre valli. Se celebriamo la Resistenza e, quando serve, evitiamo di resistere, la memoria si svuota e noi diventiamo comparse.
In nome di quelle vite io non posso tacere e il mio impegno politico e umano non può che essere diretto in difesa dei diritti conquistati con la vita di quei ragazzi. Per quanto mi riguarda il
silenzio di oggi suona come un’offesa a quei valori.
La democrazia si difende anche con una firma, con una parola di verità, con un “ci sto” detto a testa alta.
Il prossimo anno, davanti alla Benedicta, meritiamoci quel silenzio. Non limitiamoci a farci vedere: facciamoci sentire”.