Benzene nella ex cava Cementir: tutto ok per il Comune, dubbi dall’Arpa

Legambiente: “Il sito è in un'area protetta. I sindaci “faticano” a rendere pubblici i documenti”

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Il deposito di smarino del Terzo valico nella ex cava Cementir di Voltaggio
Il deposito di smarino del Terzo valico nella ex cava Cementir di Voltaggio

Nella ex cava Cementir di Voltaggio lo scorso anno sono stati depositati benzene e idrocarburi aromatici, sostanze cancerogene, provenienti dagli scavi della galleria di servizio del Terzo valico ma ancora oggi si dibatte se potevano finire nel sito in riva al Lemme.

Prima dello stop ai lavori imposto, seppure indirettamente, dalle indagini che hanno decapitato il Cociv e le aziende sub appaltatrici, nello smarino estratto dal tunnel l’Arpa aveva rinvenuto idrocarburi e, in particolare, benzene, quasi certamente di origine naturale. Come inizialmente per l’amianto, il progetto del Terzo valico non ha contemplato la presenza di tali sostanze. Oltre che nel sito voltaggino, le rocce contenenti il benzene sono state depositati alla Pieve di Novi Ligure come sottoprodotti, essendo l’area novese considerata “a uso industriale”. Per Voltaggio, invece, la situazione non è chiara. L’ex cava Cementir si trova all’interno del sito di importanza comunitaria Capanne di Marcarolo, area protetta ai confini del Parco dell’Appennino voluta dall’Unione europea ma, soprattutto, si deve comprendere con certezza se urbanisticamente l’area sia industriale o agricola. In questo secondo caso, il benzene e gli altri idrocarburi, nei livelli riscontrati, dovevano essere smaltiti in altri siti del piano cave del Terzo valico oppure come rifiuto nelle discariche autorizzate, con un pesante aggravio di costi per il Cociv.

Lo scavo del tunnel del Terzo valico a Voltaggio
Lo scavo del tunnel del Terzo valico a Voltaggio

Secondo l’Arpa, in base ai documenti venuti in possesso da Legambiente, nell’area del monte delle Rocche i limiti per le quantità di benzene dovevano essere più restrittivi e quindi tali sostanze non potevano finire lì. Di diverso avviso il Comune di Voltaggio, secondo il quale l’ex cava nel piano regolatore è in zona industriale, quindi poteva ricevere il benzene proveniente dalla galleria. Legambiente fa notare che il piano regolatore di Voltaggio indica per il sito una destinazione di tipo agricolo, “a colture legnose E2, aree SIC-ZPS IT1 180026, aree vincolate alla realizzazione del Terzo Valico ed alle infrastrutture di servizio D4, – area di riqualificazione Ambientale Val Lemme (parte)”. Il sindaco Michele Bisio dice: “L’Arpa non ha mai detto nulla di specifico sulla destinazione d’uso dell’area, quanto meno che sia agricola. Un anno fa circa ha chiesto lumi in tal senso. Con la previsione del deposito di smarino l’ex cava è diventata di fatto industriale”.

Legambiente, inoltre, sostiene di aver atteso mesi dai comuni di Voltaggio e Fraconalto per avere copia dei certificati analitici delle analisi eseguite da Arpa sulle terre scavate a Castagnola e Voltaggio e sui materiali depositati nella ex cava Cementir. “Fraconalto – ricorda l’associazione – ha dovuto chiederne addirittura copia all’Arpa nonostante gli fossero già stati inviati in precedenza. Da Voltaggio attendiamo inoltre da oltre due mesi i documenti sul piano regolatore che attestino quanto affermato in merito alla destinazione d’uso dell’ex cava, quando la legge parla di 60 giorni per la consegna degli atti”. Bisio a tal proposito commenta: “Farò le dovute verifiche con gli uffici. Il piano regolatore è comunque disponibile on line sul sito del Comune”. L’Arpa conferma che sono in corso accertamenti.

Il sindaco di Sezzadio, Piergiorgio Buffa
Il sindaco di Sezzadio, Piergiorgio Buffa

La situazione di Voltaggio è solo una delle criticità del piano cave del Terzo valico. La Regione ha concesso al Cociv un’ulteriore proroga dell’iter dell’aggiornamento del piano, 60 giorni che si aggiungono ai 90 dello scorso autunno concessi dopo gli arresti dei dirigenti. Invece di bocciare una documentazione ancora lacunosa, che continua a non prevedere, tra l’altro, il trasporto su ferro dello smarino da Arquata e Novi, a Torino hanno voluto dare l’ennesima possibilità al consorzio da poco commissariato. Il quale dovrà incassare il nuovo no dal Comune di Sezzadio per quanto riguarda le cave Opera Pia e Cascina Borio. Il sindaco Piergiorgio Buffa, nell’assemblea pubblica della corsa settimana organizzata da comitati e associazioni, ha confermato la contrarietà dell’ente al conferimento di circa 1,3 milioni di metri cubi di smarino.

Buone notizie, invece, per il Cociv dalla Lombardia: il Tar di Milano ha sospeso l’ordinanza con cui il sindaco di Casei Gerola, a dicembre aveva interrotto il deposito di rocce del Terzo valico nella ex cava di cascina Parlotta. Il motivo era la necessità di verifiche da parte dell’Arpa sulla potenziale presenza di amianto, paventata dai comitati No Terzo valico. Il Cociv e il titolare della ex cava si erano rivolti al Tar, il quale in prima battuta aveva respinto la richiesta di sospensione cautelare del provvedimento sostenendo, tra l’altro, che il consorzio aveva a disposizione altri siti per lo smarino. In sede di discussione della sospensiva vera e propria dell’atto, i giudici hanno invece dato ragione ai ricorrenti, condannando il Comune a pagare 4 mila euro di spese legali.